Dove si trova Thilafushi:

Alle Maldive, nel bel mezzo del paradiso, su un atollo accanto a Malé e Hulhmale Island.

Cosa sono le Maldive:

Tra le isole più belle al mondo, tanto che vengono considerate un Paradiso terrestre. Quando Dio creò l’universo, sparpagliò nell’Oceano Indiano questi piccoli atolli dalle acque cristalline e dai cocchi sempre pronti a debordare il loro vergineo latte, con pesci freschissimi disposti a suicidarsi per il piacere umano e simpatici crostacei che suonano tamburi se avete voglia di canticchiare al chiaro di luna. Taluni sostengono che la bellezza risiede negli occhi di chi osserva, dunque alle Maldive gli occhi sono esteticamente gonfi e violaci, tanta è la beltà. Inoltre il perpetuo rumore delle lievi onde azzererà le vostre capacità cognitive, facendovi regredire ad uno stato neonatale con preoccupanti rilasci di serotonina ed endorfina nel vostro sistema nervoso centrale. Forse perderete buona parte delle vostre capacità linguistiche, riducendovi a sbrodolare suoni inarticolati su una sabbia finissima e pallida, gli occhi rovesciati indietro e una voglia di accoppiarvi che non provavate da quando avevate tredici anni. Fare l’amore sarà magnifico e spensierato. Sentirete il piacere salmastro del fondersi con gli abissi marini. Ma tutto questo ha un costo. Quel costo si chiama Thilafushi.

Come arrivare a Thilafushi:

Prima in aereo, poi in barca, ma non sarà facilissimo, perché di solito a Thilafushi non ci vuole andare nessuno. Chi è costretto a lavorarci sopra, spesso, raccontano i familiari, questi lavoratori piangono da soli nella notte, chiusi in bagno sotto la doccia. Inoltre la geografia insulare delle Maldive aiuta la separazione di classe tra abitanti e turisti. I turisti alloggiano su isole albergo dove i maldiviani non desiderano recarsi e, viceversa, i maldiviani abitano nella capitale Malé dove i turisti non trovano alcuna attrattiva.

 

THILAFUSHI:

Con il boom demografico dei maldiviani e con l’aumento delle visite annuali da parte dei turisti da tutte le parti del mondo, trovandosi oltretutto in mezzo all’Oceano Indiano, la questione dei rifiuti si è trasformata in un vero e proprio incubo. Calcolando che un maldiviano medio produce circa 2,8 kg di spazzatura e un turista qualsiasi tra i 4 e i 7 kg al giorno, che la capitale ospita più di centomila abitanti su poco più di due chilometri quadrati, mentre l’arcipelago circa ottocentomila turisti… ecco io ho già perso il conto, ma non importa, perché sarà abbastanza chiaro quanta spazzatura viene prodotta annualmente. E dove stiparla? Mica la si può ufficialmente gettare in mare. Il governo maldiviano ha avuto l’ottima idea di concentrare tutti i rifiuti sull’isola di Thilafushi. Quest’isola larga non più di 200 metri e lunga forse un paio di chilometri viene sommersa ogni giorno da circa 300 tonnellate di cose buttate via. La mole di rifiuti è talmente fuori dal mondo che alcuni immigrati bangladeshiani sacrificano la loro esistenza e il loro tempo, per un inadeguato stipendio, a bruciare a ritmo continuo sacchetti pieni di schifezze. Dall’isola, quindi, si alza una lugubre e puzzolente colonna di fumo che ricade gentilmente su tutto l’arcipelago delle Maldive sotto forma di microparticelle respirabili e ingurgitabili in modo anonimo e inconscio. Ma se il ritmo del gran falò non riesce a reggere rispetto al ritmo delle consegne, la spazzatura viene messa in attesa sulle secche vicine a Thifalushi, in balia dei venti e delle paradisiache correnti oceaniche, così che vere e proprie zattere di plastica e bucce di frutta e scheletri di pesci possono tentare la fortuna in mare aperto. Il governo, di fronte a cotanta schifezza, non ha i mezzi per risolvere il problema, anche perché la questione più importante per loro è capire come fare a fermare l’innalzamento del livello del mare, che piano piano sta per spegnere il gran falò di Thilafushi.

Un giorno sarò una persona migliore, te lo prometto e farò in modo che tutte le piccole cose stiano al loro posto, senza che il tempo o il fuoco le trasformi in cenere

Ferruccio Mazzanti

Nato a Firenze nel 1983. Ha studiato Filosofia. Lavora con gli studenti americani. Percepisce le cose in modo destrutturato. Ha fatto tanti, differenti lavori, alcuni anche strani, altri proprio normali. Fondatore di Infugadallabocciofila.it e Ilmondooniente.com. Molte collaborazioni con riviste italiane. Appassionato di Letteratura, Cinema, Filosofia, Sport, Malattie Mentali, Sociologia, Crittografia e Donne, cerca di tirar su uno stipendio per viaggiare e leggere. A volte ha paura di morire, come tutti d’altro canto. Altre volte invece si sente immortale. Ascolta musica. Annusa le cose e vi saluta sempre scuotendo la mano aperta.

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