Roma Termini

Il documentario realizzato da Bartolomeo Pampaloni ci immerge nel quotidiano di quattro persone che vivono alla stazione, quattro storie di persone in caduta libera che si sono ritrovate ai margini della società.

Roma Termini, stazione centrale di Roma, principale stazione d’Italia: 480.000 passeggeri in transito ogni giorno.

Tra tutta questa gente, nascosto in mezzo alla folla, vive un gruppo di uomini e donne per i quali la stazione non è un punto di passaggio, ma un luogo di vita. Roma Termini diventa allora un’immensa anonima abitazione, una città nella città che ospita queste persone e le aiuta a trovare un modo per sopravvivere senza niente.

Quattro uomini, quattro storie di persone in caduta libera, che, giorno dopo giorno, si ritrovano sempre più ai margini della società. Svanire lentamente, diventare invisibili: non più Stefano, Angelo, Tonino, Gianluca, ma solo un altro, anonimo, clochard. 

Trailer

Nonostante i numerosi premi vinti e il successo delle proiezioni in Italia e all’estero, “Roma Termini” non è mai stato distribuito nelle sale, da qualche settimana è disponibile su Vimeo in streaming e download.  

I personaggi

Stefano

Non si definisce un barbone, fino a qualche mese prima Stefano aveva una vita “normale”: un lavoro,  due figli, un tetto. È lui che permette al regista di avvicinarsi al gruppo di residenti della stazione.

“Io non sono un barbone, sono una persona colta, ho studiato, ho salvato un sacco di persone perché sono un infermiere professionale (…) io non posso finire in mezzo alla strada.”

Gianluca

Non sappiamo come e quando Gianluca si sia ritrovato a vivere alla stazione Termini, ma lontano dalla sua famiglia, che vive in Sardegna, stenta anche lui a sopravvivere. Racconta di aver peccato, di aver rubato tanto e di aver fatto del male a se stesso.

Sento qualcosa di grande dentro di me, come una volpe. Una volpe caccia quando vuole, non c’è animale che la superi (…) l’unico problema della volpe è che quando la prendono l’ammazzano, perché devono eliminarla.”

Antonio

Malato, privo di forze, “Tonino” ha la tentazione di togliersi la vita per mettere fine alle sue sofferenze. Sarà il regista a intervenire per aiutarlo a riappacificarsi con la sua famiglia e ritrovare un tetto.

“Vivendo alla stazione si ascoltano sempre gli stessi messaggi fino all’ossessione auricolare.”

Angelo

Di Angelo sappiamo poco, racconta di essere stato arruolato nella Legione straniera, di aver causato la morte di troppe persone, vorrebbe dimenticare, ma i suoi fantasmi continuano ad abitarlo.

 “Mio padre mi ha sempre detto: “Figlio mio, quando io non ci sarò più sarai tu il vero principe. Tu sei nobile, hai tutto. Ma non credere che i soldi ti fanno la felicità. Lascia perdere. Resta come sei, andrai bene.”

Il regista

Bartolomeo Pampaloni ricerca da anni nel territorio delle immagini. Fotografo e regista di cortometraggi e documentari, ha lavorato nel campo del cinema e del teatro come video-assist e come assistente alla regia. Nato a Firenze nel 1982 si laurea in Filosofia con una tesi in Estetica sulle origini della Filosofia occidentale ed i suoi legami con la mitologia e i culti arcaici. Si forma come regista a Parigi, dove realizza i suoi primi cortometraggi e lavora su diversi set come videoassist. Rientrato in Italia, frequenta il corso di Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e lavora come assistente di Paolo Virzì nello spettacolo ‘Se non ci sono altre domande’. Attualmente vive tra l’Italia e Parigi, dove ha montato il suo primo lungometraggio documentario, Roma Termini, menzione speciale della giuria al Festival del Cinema di Roma 2014 e selezionato al Raindance Film Festival 2015.

www.bartolomeopampaloni.com

Dal luglio 2016 Bartolomeo collabora con L’Irrequieto

 

 

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