Il microdramma di oggi è in buona compagnia nella lista di quei problemi che non sembrerebbero tali, finché effettivamente non si verificano e non hanno bisogno di essere risolti, che sia in una maniera o in un’altra. Nello specifico, parliamo dei casi in cui qualcuno con il quale abbiamo una buona intesa e gusti letterari simili ci propone di cimentarci in una storia a quattro mani, da scrivere dunque in collaborazione a mo’ di esperimento culturale.

Naturalmente, accettiamo di buon grado e pensiamo che ne deriverà di certo qualcosa di positivo, visto l’entusiasmo di entrambi e le buone intenzioni in comune. Niente di più avventato, come la lunga tradizione di microdrammi a cui siamo già abituati ci insegna.

In primis, infatti, potremmo scoprire di avere ritmi molto diversi. C’è chi si concentra di più nelle mattinate e chi in tarda nottata, chi preferisce dedicarsi prima a una stesura abbozzata e poi a un miglioramento graduale della forma, mentre ci sono altri più propensi al labor limae in diretta. Alcuni hanno bisogno di lunghi tempi morti fra una seduta scrittorea e l’altra, altri vogliono andare avanti come treni senza interruzioni.

In secundis, c’è da aspettarsi concezioni diverse dell’espressione “a quattro mani”. Significa forse rivedere insieme le medesime frasi o costruire a turno un paragrafo e i successivi? È meglio intenderla come una suddivisione di ruoli o come una sua sovrapposizione e condivisione? E c’è quindi da procedere in sincrono o ci si può dare da fare da sé, per poi confrontarsi con il collaboratore?

Inutile aggiungere che la situazione si complica quando si ha a che fare con un procrastinatore o con un autore che ha fobia delle ripetizioni, con uno refrattario a determinati registri linguistici e con un altro che a tutti i costi deve imporre la propria variante nel momento in cui ci sono più alternative possibili e altrettanto interessanti, a prescindere dalle conseguenze a lungo termine sulla trama.

E che dire di chi è ossessionato all’idea di non fare in tempo a concludere in bellezza, o di chi ha stralci di racconti già scritti e pretende che vengano riutilizzati da qualche parte, anche a scapito della coesione interna del testo? Per di più, se ci sono di mezzo i versi si potrebbero rischiare vere e proprie liti animate fra chi difende il verso libero e sciolto e chi pretende uno specifico metro e schema di rime.

Insomma, fare di un’attività solitaria per eccellenza una stretta cooperazione têtê-à-têtê è un grosso rischio, in grado di riservare piacevoli sorprese e soddisfazioni tanto quanto microdrammi insidiosi e parecchio ostici. Non li si può smantellare se non ci si mette d’accordo, d’altronde, e ci sono circostanze in cui volerlo non basta, se la propria controparte non fa intanto del proprio meglio.

Pure ammesso che le intenzioni di sciogliere i nodi più fastidiosi siano reciproche, non è nemmeno detto che ci si riesca immediatamente. Anche le soluzioni per uscirne possono rivelarsi molteplici e in conflitto fra loro, in effetti, e addentrarsi nel labirinto delle soluzioni da applicare equivale potenzialmente a imboccare una strada priva di uscita.

Esiste un modo per scamparla? C’è poco da fare: le baruffe a colpi di inchiostro, le cancellature per ripicca e i commenti cinici e velenosi ogni tre parole saranno inevitabili. Se avete intenzione di evitare il peggio, comunque, fate sempre in tempo a tirarvi indietro all’atto della proposta indecente. Anziché accettare con allegria, scuotete con calma la testa e dichiarate con voce ferma: non mi va di mettere a repentaglio per l’ennesima volta la stima reciproca fra me e un altro autore di talento. 

Dopotutto, meglio essere writerzonato prima che sfanculato poi, giusto?

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di "Cap Africa", una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online "Voci di Città" nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto "Je suis Charlie" e recensisce adesso narrativa per il blog "Il Rifugio dell'Ircocervo", oltre a gestire la pagina facebook "Eva Luna racconta" e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l'Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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