Immaginate che sia giovedì sera. La settimana lavorativa sta per terminare e voi avete ancora parecchio da fare. La spesa, lo shampoo, quella riunione a cui non potete mancare perché già eravate assenti alla precedente, l’appuntamento con quell’amica che a breve parte e che dovete a tutti i costi salutare, la revisione dell’auto. Immaginate di avere un’agenda che a momenti scoppierebbe, se ci scriveste sopra anche solo una riga in più.

Dopodiché, immaginate che a tutto questo si debba aggiungere effettivamente qualcos’altro. Perché siete degli scrittori e nemmeno voi riuscite a stare alla larga dalle scadenze. Oggi è il vostro editor che ha bisogno dell’ultima bozza entro sabato mattina, o domani c’è un concorso a cui vi ripromettete da mesi di partecipare, ma avete sforato di tremila battute il limite massimo e non avete abbastanza tempo per sedervi, concentrarvi e sfoltire il necessario.

Immaginate che poi, all’ultimo momento, vi capiti un imprevisto. Magari si guasta la lavatrice, oppure vi si brucia il caricatore del computer portatile. A qualcuno che conosco è perfino successo che sia caduto il cellulare nel lavandino per sbaglio: brutta storia, specialmente se dentro c’erano pure il bucato a mano e il sapone. Immaginate una situazione di emergenza e tante situazioni collaterali che vi costringono a impiegare in attività pratiche le vostre energie, insomma. E di nuovo immaginate di essere degli scrittori con una deadline improponibile: cominciate a capire quanto essere antipatico questo microdramma?

Ecco. Le scadenze più severe, peraltro, di solito coincidono con i guasti più grossi o con quel momento in cui qualcuno vi ha appena commissionato il doppio da fare rispetto a quanto vi sareste aspettati. In alcuni casi è perché collaborate a una pubblicazione mensile e il grafico ha bisogno di avere i testi entro il giorno prestabilito, in altri casi se arrivate tardi potreste non passare la selezione che speravate per un colloquio di lavoro.

E così ci provate ugualmente. Iniziate freneticamente a controllare ora l’orologio e ora l’icona lampeggiante sulla pagina bianca di fronte a voi, o la penna, o il display del cellulare. Vi sforzate di avere l’idea del secolo, di diventare maghi della sintesi o dell’allungamento dei brodi di verdura, però gira e rigira vi rendete conto che sentirvi sotto pressione non vi aiuta. Allora per un attimo pensate di rinunciare: basta continuare i romanzi, basta inviare candidature, basta iscriversi ai concorsi, basta rispondere alle interviste, basta recensire libri, basta tenere un blog. Basta scrittura.

Lo dite e, per i primi minuti, ne siete perfino convinti. Vi sentite più leggeri, liberi dalle date improponibili che vi hanno imposto, pronti per andare a prendere una birra e festeggiare. Telefonate a qualcuno, confermate i vostri impegni, vi sistemate e uscite pure di casa: siete il ritratto del buonumore e, diciamocelo, della menzogna. Non ve ne accorgete finché non lo dite ad alta voce a chi è con voi: Ho deciso, mollo tutto. Basta scrittura. È allora che scatta l’allarme interno, che cambiate espressione e che vi unite al vostro interlocutore nel dire: No, ma infatti, dicevo così per dire.

 Anzi, aggiungete immediatamente, sai che ti dico? Devo tornare a casa perché ho lasciato una cosa importante a metà. Lasciate una quantità di soldi indefinita alla cassa, salutate di sfuggita, spegnete il telefono per non essere disturbati, rischiate di farvi investire un paio di volte e finalmente siete di nuovo dentro. Riprendete l’occorrente, vi sfregate le mani, vi sedete nella vostra posizione preferita e verificate quanto tempo avete ancora per farcela. Una legge infrangibile vuole che sia sempre meno del previsto.

Così, mani ai capelli, vi dite che non avete più un secondo da perdere. Scrivete righe su righe come in trance, senza rileggere e senza fermarmi nemmeno quando vi prende un crampo all’anulare sinistro. Andate avanti come dei forsennati, finché non decidete che è fatta e che potete congratularvi con voi stessi, mettere finalmente qualcosa nello stomaco e spedire tutto a chi di dovere, salvi dall’ansia di non esserne in grado.

Perché è sempre e solo così che si sconfigge il microdramma delle scadenze: raggiungendo l’attimo esatto in cui non potete più concedervi il lusso di essere ancora panico e sbloccarvi non è più una delle alternative a disposizione, ma la sola via d’uscita rimasta. Quella è la fase in cui vi verrà l’idea del millennio, anche se fino a poco prima eravate sicuri di essere gli scrittori più scadenti sulla faccia della terra.

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di “Cap Africa”, una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online “Voci di Città” nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto “Je suis Charlie” e recensisce adesso narrativa per il blog “Il Rifugio dell’Ircocervo”, oltre a gestire la pagina facebook “Eva Luna racconta” e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l’Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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