I microdrammi più rognosi, di solito, hanno una cosa in comune: riguardano gli scrittori di ogni genere letterario e di ogni sorta, di tutto il mondo e di tutte le regole. Nessuno escluso – perché, si sa, dai fastidi sono in pochissimi a scamparla nella vita. Ecco perché il microdramma delle ripetizioni coinvolge volentieri la categoria nella sua interezza.

Quale appassionato anche solo lontanamente di scrittura, infatti, non si è mai ritrovato nella situazione di rileggere uno dei propri elaborati e di accorgersi che a distanza troppo ravvicinata apparivano due termini troppo vicini fra loro, magari con la stessa radice o con un suono molto simile? In nessun libro di grammatica italiano viene specificato che sarebbe meglio fare a meno delle ripetizioni, eppure fin dalle elementari è questo che ci insegnano a scuola e che ogni insegnante ci fa notare nel riconsegnarci un tema corretto.

Di conseguenza, ci convinciamo inevitabilmente del fatto che sarebbe meglio iniziare a sostituire in continuazione il primo termine che ci viene in mente con il secondo, il secondo con il terzo, e così via. La scrittura diventa, quindi, una sorta di gara di vocabolario. Una corsa a chi inventa più perifrasi, a chi è più bravo ad evitare le sequenze infinite di “questo” e “quello”, una maratona a ostacoli fra dizionari dei sinonimi e dei contrari aperti a tutto spiano.

Talvolta non ci si riesce nemmeno con l’aiuto dei Thesaurus, così alla fine si alza spesso la cornetta del telefono (o il corpo dalla sedia) e si cerca qualcuno a cui domandare: Secondo te come altro si potrebbe rendere questo concetto?, o Se leggi questa frase capisci cosa si intende? Perché non vorrei ripetere la parola prima del punto subito dopo, sai com’è… Con il risultato che, nei casi più sfortunati, ci sentiamo rispondere: Io non ho capito proprio cosa vuoi dire, o magari Secondo me va benissimo già così, o ancora Prova a cercare su internet.

Quando si è davvero in difficoltà, perciò, probabilmente bisognerebbe seguire un’altra strada. È sempre una sconfitta per chi è legato alle righe già buttate giù, però capita che la soluzione migliore sia quella di tagliare certi passaggi pur di eliminare il problema alla radice: niente paragrafo, niente ripetizione. In altre circostanze, può invece succedere che cercare su internet finisca davvero per darci una nuova ispirazione, una maniera per rigirare il discorso e far quadrare tutto.

La prima alternativa è chiaramente molto radicale, mentre la seconda si basa parecchio sulla casualità. Il che significa che non sempre le due sono sufficienti, specie se sul web si ha poco successo e se non si vorrebbe assolutamente rinunciare a inserire una determinata porzione di testo.

Ecco perché potrebbe servire lasciare riposare il contenuto per un paio di giorni e poi riprenderlo a mente più distaccata, più fresca, per valutare nuove idee seguendo il filo sottile di nuovi ragionamenti. Ed ecco perché, altrimenti, si può comunque contare sul parere di altri scrittori, che siano conoscenze dirette o contattabili anche solo attraverso un forum: nessuno, più di un esperto di microdrammi simili, saprà mettersi a vostra disposizione e scervellarsi con voi finché non avrete risolto il dilemma.

Dopodiché, se niente ha realmente migliorato la situazione, si potrebbe pensare alla strategia più immediata e indolore: quella del menefreghismo. Non si riesce a fare a meno di una ripetizione? Si può comunque evitare di demonizzarla, di camuffarla un pochino ma di lasciarla ugualmente lì. Nessuno sarai mai concentrato sul nostro testo quanto lo siamo noi nei momenti di revisione, infatti, né quanto lo sarebbe la nostra ex prof di Lettere del liceo.

Dunque, la parola magica è: pazienza. Siate più flessibili, meno perfezionisti, meno severi con voi stessi. Più pazienti, ecco. Anche se l’avevo appena detto…

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di “Cap Africa”, una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online “Voci di Città” nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto “Je suis Charlie” e recensisce adesso narrativa per il blog “Il Rifugio dell’Ircocervo”, oltre a gestire la pagina facebook “Eva Luna racconta” e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l’Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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