Non capita spesso anche a voi, mentre siete nel pieno dell’ispirazione, di accorgervi che un’idea, una metafora o una vera e propria frase che avete concepito derivano da una qualche opera altrui? Avete preso spunto senza rendervene conto, lì per lì, ma nel rileggere il riferimento è chiaro e a quel punto vi viene in mente che sarebbe il caso di rileggere la fonte e provare a capire quanto ci sia di originale nella vostra rielaborazione.

Così vi mettete alla ricerca del passaggio fatidico, nei casi più fortunati consultando un volume che avete con voi e negli altri casi ricorrendo a internet, ma ecco che si presenta un problema imprevisto: non riuscite a trovare il testo in questione. Eppure il libro è quello, l’autore è quello, le parole-chiave sono necessariamente corrette e l’intervallo di pagine non può essere poi tanto grande.

Come mai, allora, non si trova niente? Controlli incrociati in rete e attraverso altre opere confermerebbero i vostri sospetti, però tutto finisce lì. Per quanto vi sforziate non siete in grado di fare luce sul mistero e iniziate a ragionare sul fatto che, alla fin fine, non sarebbe grave avere un’intuizione analoga a quella di autori più affermati: significa che li avete ben interiorizzati, che sapete riutilizzarli a modo vostro e che ormai fanno parte della vostra formazione personale.

Nonostante questo, una vocina vi avvisa che vi sentireste in colpa a lungo, se davvero ignoraste la consapevolezza che non è interamente farina del vostro sacco. Magari qualcuno potrebbe farvi i complimenti per il vostro acume e voi non riuscireste ad apprezzarli appieno, o peggio: qualcun altro potrebbe scovare al posto vostro la citazione che non vi capita proprio fra le mani e accusarvi di averla più o meno intenzionalmente plagiata. E, se pure non capitasse, ve ne rimarrebbe addosso la paura e poi il brutto ricordo.

Perciò è inevitabile: rinunciate e cancellate ogni parola. Ripartite da capo e tentate di lavorare sulla forma, esprimendo lo stesso concetto con dei sinonimi. Dal microdramma delle fonti precipitate tuttavia nel microdramma delle ripetizioni, il quale non ha di certo un terreno meno scivoloso. Ve lo ricordate? Si basa sul principio secondo cui, non appena si cerca di modificare un testo evitando ridondanze, si realizza che non c’era nessuna variante possibile rispetto a quella già presente sulla carta.

Risolvere un microdramma creandone un altro non è il massimo, ne converrete anche voi, e di conseguenza la tendenza comune consiste più che altro nel tagliare di netto l’intero paragrafo incriminato, o più semplicemente nel nominare con vaghezza e senza riferimenti specifici l’autore da cui si è tratto spunto, per lasciare intendere a chi legge che non si è dei meri copisti e, a un tempo, per risparmiarsi l’ingrato compito di spulciare senza risultati libri che tanto non vi saranno di alcun aiuto.

Sfortunatamente, neanche queste si rivelano soluzioni ottimali, perché da un lato non vorreste rinunciare all’immagine che avevate creato poco prima, e dall’altro lato non vi piace passare per scrittori approssimativi e che snobbano l’operato altrui, sebbene in tal modo vi caccereste fuori dai guai in pochi minuti. Insomma, è un vero e proprio labirinto e non c’è filo di Arianna capace di soccorrervi.

Stanchi e affranti decidete di accantonare l’argomento di cui vi stavate occupando fino a poco prima e magicamente vi si profila davanti agli occhi una trovata geniale: potete sempre descrivere il vostro microdramma delle fonti a parole vostre senza il timore di essere già stati preceduti e, anzi, con la certezza che fareste una gran figura e che risultereste finalmente voi quelli da emulare. Almeno, così si spera.

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di “Cap Africa”, una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online “Voci di Città” nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto “Je suis Charlie” e recensisce adesso narrativa per il blog “Il Rifugio dell’Ircocervo”, oltre a gestire la pagina facebook “Eva Luna racconta” e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l’Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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