Il microdramma di oggi mi sta particolarmente a cuore, perché fra le persone che conosco sono forse io quella con la memoria più fallace, sia a breve che a lungo termine. Basti dire che, ogni due o tre settimane, devo andare a ricontrollare di cosa abbia già parlato in questa rubrica, perché rischierei di ripetermi senza accorgermene o di non trattare mai un determinato argomento nella convinzione di avere già scritto un post al riguardo.

Se fosse tutto qui, comunque, non sarebbe nemmeno troppo grave. Quello che rende la smemoratezza un problema per tanti scrittori è il suo ricorrere anche mentre si è all’opera, a prescindere dal fatto che si stia terminando una poesia di appena quindici versi o che si abbia a che fare con una lunga opera teatrale o romanzesca.

Gli esempi più ricorrenti riguardano tutte quelle stramaledette sfumature che i lettori notano immediatamente e i dettagli che, proprio in quanto tali, sfuggono a ogni rilettura e rimangono infestati da assurde incongruenze. Occhiali da vista che da verdi diventano rossi, capelli corti che crescono in tre pagine, ragazze che all’improvviso hanno tre fratelli sebbene nel capitolo precedente fossero figlie uniche, vicini di casa giovanissimi anziché prossimi alla pensione, e così via.

Nei casi più fortunati rimangono occorrenze isolate e non hanno grosse ripercussioni sulla trama, ma, come chi è vittima dei microdrammi saprà, sono i casi sfortunati a rovinarci definitivamente. Sono i casi in cui il primo incontro di una coppia avviene su una spiaggia invece che in aeroporto e l’episodio viene rammentato in tanti di quei passi da rendere la comprensione e la vera versione dei fatti difficilissima da ricostruire. Sono i casi in cui un omicidio che avrebbe dovuto compiersi alle prime luci dell’alba perché il sole era già spuntato da sotto orizzonte si svela essersi verificato alle due del mattino, o ancora i casi in cui personaggi senza patente si ritrovano alla guida di fuoristrada senza intanto avere superato nessun esame propedeutico.

Nel descriverlo sembra tragicomico e a tratti inverosimile, eppure posso assicurare personalmente che succede. E perfino più spesso di quanto non si pensi. Un po’ perché reggere le fila di un’intera vicenda comporta un livello di concentrazione elevatissimo, il che può giocare brutti scherzi mentali, e un po’ perché intanto si sta riflettendo su come risolvere un’intera gamma di altri microdrammi collaterali e lì per lì ci si dimentica che Mario si chiamava Marco, o che il suo compleanno era alla fine di marzo e non all’inizio.

Una maniera rapida ed efficace per evitare certi strafalcioni concettuali consisterebbe, chiaramente, nel verificare più spesso l’esattezza di quanto si annota, se non fosse per il fatto che su un tomo di trecento pagine (o pure su una composizione in versi che supera le dieci linee, diciamocelo) risulta complicato tornare di continuo indietro per assicurarsi di avere sotto controllo anche l’altezza del fiocco di un vestito che appare sì e no in due scene e che non indossa nemmeno la protagonista.

Chi ha la fortuna di avere un o una editor saprà che basta allegare il documento in questione e inviarlo per e-mail all’indirizzo giusto per sapere in tempi brevi e senza grandi sforzi cosa e come correggere un manoscritto, tuttavia i microdrammi sono tali proprio perché riguardano chi a queste scappatoie non può ricorrere.

Cosa rimane da fare, dunque? Rivolgersi a persone fidate e più meticolose di noi, rileggere ogni giorno le stesse righe in un’agguerrita caccia all’errore, sfruttare il più possibile gli strumenti di “Trova e sostituisci” dei maggiori programmi di scrittura… Oppure lasciare tutto così com’è e inserire un sottotitolo alla propria creazione, in cui si specifica che la lettura è consigliata solo agli smemorati di professione.

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di “Cap Africa”, una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online “Voci di Città” nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto “Je suis Charlie” e recensisce adesso narrativa per il blog “Il Rifugio dell’Ircocervo”, oltre a gestire la pagina facebook “Eva Luna racconta” e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l’Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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