Abbiamo già iniziato a scrivere una storia. Non ci manca niente, stiamo procedendo serenamente e ci sembra quasi un miracolo. Siamo ispirati, di buonumore, con tanto tempo ancora a disposizione. Poi ci viene in mente che dobbiamo inserire un flashback, che dovremmo aggiungere un dettaglio importante altrimenti la trama non si reggerebbe in piedi bene come prima. E realizziamo che, eccolo lì, il microdramma del giorno.

Pensavamo di esserceli scrollati di dosso, invece ci raggiunge correndo uno di quelli che rischia di mandare a monte pagine e pagine di lavoro pregresso: il microdramma della focalizzazione. Lo squadriamo per un po’ e cerchiamo di riflettere. Forse potremmo fare a meno di lasciarci schiacciare dal suo peso, forse possiamo comunque chiudere un occhio e risolvere la situazione con una pezza posizionata alla bell’e e meglio.

Eppure, no, presto o tardi ci rendiamo conto che in effetti abbiamo sbagliato. Che per il manoscritto di cui ci stiamo occupando sarebbe il caso di stravolgere praticamente tutto. Di non descrivere più le azioni dal punto di vista della protagonista, ma magari dell’antagonista. Di non affidare la narrazione a un narratore onnisciente, perché altrimenti la suspense ne risentirebbe. Di ricominciare da capo, insomma, nonostante si fosse già a più di metà.

E il problema si pone nel momento in cui, dovendo tornare sui propri passi e dovendo reimpostare una serie di elementi, non si è poi così in là come si credeva. Per di più, non sempre si è così certi di potere ricorrere a un determinato cambiamento: potrebbero capitare imprevisti capaci di sfuggire di mano, parola di chi ci è già passata e non sa mai come gestire le complicazioni.

Pensate, ad esempio, a quel monologo interiore in cui un personaggio svelava le proprie intenzioni e il lettore si ritrovava con il fiato sospeso per interi capitoli, prima di sapere se avrebbe davvero assecondato le idee precedenti e se la situazione si sarebbe aggravata o risolta. Oppure, tornate mentalmente allo snodo durante il quale un segreto riusciva a rimanere tale solo perché non veniva mai affidata la parola a chi era direttamente implicato nel fatto.

Cambiando punto di vista, si rischia in altre parole di mettere a repentaglio la struttura di un’opera che esisteva già e che, nel giro di pochi istanti, potrebbe essere tutta da rifare. Il microdramma consiste esattamente in questo, dunque. Non tanto nella difficoltà di pensare da cima a fondo a un’altra maniera di sviluppare l’intreccio, quanto nel dubbio che la fabula di per sé traballi più di prima.

Cosa fare, quindi? Evitare di intervenire, anche se ormai è palese che non si era imboccata la strada giusta? Rielaborare dalla prima all’ultima parola dovendo rivalutare le scelte compiute e la disposizione delle informazioni? Se sì, come si fa ad assicurarsi di non sbagliare nuovamente focalizzazione? In che modo si può sapere che fino all’epilogo la nuova trovata rimarrà in effetti la più adeguata rispetto a ogni altra variante?

È chiaro che l’ideale sarebbe riflettere con calma sul da farsi prima di iniziare a scrivere, pure quando la trama appare davanti agli occhi con un profilo già parecchio definito e accattivante. In corso d’opera, poi, ogni rimaneggiamento diventa odioso e ogni microdramma impossibile da scacciare come un fantasma sbiadito.

A mali estremi, comunque, si può aggirare la difficoltà con un’alternanza degna del peggiore bipolare sulla faccia della Terra. Si mantiene il filo del discorso per com’era e poi si modifica all’improvviso quel che si deve e che si vuole, senza dare spiegazioni e senza costringersi a mantenere una linea necessariamente omogenea. Magari si passerà per matti, ma quantomeno si eviterà di diventarlo sul serio nel tentativo di riparare a un errore ormai troppo avanzato per essere sanato senza isterie di sorta.

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di "Cap Africa", una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online "Voci di Città" nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto "Je suis Charlie" e recensisce adesso narrativa per il blog "Il Rifugio dell'Ircocervo", oltre a gestire la pagina facebook "Eva Luna racconta" e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l'Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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