Lo so che forse non avete capito tutti di cosa voglia parlare stavolta. Lo so che questo gergo lo conosce solo chi in effetti su internet ha un minimo di dimestichezza con certe atmosfere internautiche, ma posso assicurarvi che mai definizione fu più azzeccata e che, appena avrete capito di che si tratta, non potrete essere più d’accordo di così.

Con alcune delle persone che aiuto più di frequente nella revisione di uno scritto, per esempio, mi capita di osservare la tendenza al primo dei due eccessi di cui vi parlavo: quello del wall of text, per l’appunto, cioè di una sorta di muro verbale inespugnabile e dritto, che scende sempre più giù senza soffrire minimamente di vertigini. In quei casi lì, sembra che chi scrive non abbia granché voglia di respirare. Prendono fiato una sola volta e poi vanno avanti con l’energia che rimane per intere pagine, dimenticandosi che magari i destinatari avrebbero bisogno anche solo un istante di riprendersi da quella cascata di parole.

L’eccesso opposto non è meno sgradevole, comunque, e il più delle volte consiste nello scambiare il concetto di periodo sintattico con quello di paragrafo.

La conseguenza?

Situazioni come questa.

Assolutamente inaccettabili.

E sono certa che ne conveniate. Perciò, come sempre, urge un rimedio semplice ed efficace da applicare, prima che una nostra opera venga scambiata per un mero esercizio di stile riuscito male, in cui sfidiamo la sorte per verificare chi sarà il malcapitato che si stancherà per primo e a cui assegnare, di conseguenza, un premio di consolazione per il tentativo andato male o una medaglia da primo posto per aver fiutato immediatamente quanto la situazione sarebbe degenerata, nel proseguire la lettura.

Una prima idea potrebbe essere quella di scegliere due numeri non troppo distanti fra loro e di stabilirli come parametro alternato per i propri paragrafi: ora uno da sei righe, ora uno da quattro. E così via fino alla fine, il che è relativamente semplice se si tratta di lavori brevi o se i concetti e gli argomenti di cui parlare non sono particolarmente complessi e dispersivi.

Altrimenti, la faccenda si complica e conviene, probabilmente, farsi aiutare per lo più dai connettivi logici, stabilendo di concludere un paragrafo quando ce n’è uno più enfatico degli altri a guidare l’intera discussione: infatti, tuttavia, inoltre, eppure e loro sinonimi, per esempio. Il filo del discorso, non a caso, è scandito da pause piene e vuote che di solito le parole grammaticali introducono ed esplicitano, motivo per cui affidarsi a loro non è quasi mai un errore.

Dopodiché, se davvero raccapezzarsi non fa per voi, potete in ogni caso porvi una domanda in grado di fugare qualsiasi dubbio: quand’è che io stesso mi annoierei a correggere, se dovessi andare avanti con tutto questo inchiostro o con tutto questo foglio ancora da riempire? Ed è circa tre o quattro righe prima, come minimo, che chi vi legge avrà stabilito la sua soglia massima, ergo cinque o sei righe prima che dovrete giocare d’anticipo e intervenire nel concreto con una buona alternativa.

Nemmeno in questo modo avete risolto il microdramma? Ebbene, datevi allora alla poesia ed eliminate il problema alla radice (o quasi).

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di "Cap Africa", una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online "Voci di Città" nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto "Je suis Charlie" e recensisce adesso narrativa per il blog "Il Rifugio dell'Ircocervo", oltre a gestire la pagina facebook "Eva Luna racconta" e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l'Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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