La tipica immagine mentale di uno scrittore all’opera è quella di una persona vestita bene, pulita dalla punta dei capelli fino alle dita dei piedi, che delicatamente si siede a una comoda scrivania e inizia con nonchalance a sfiorare i tasti di una tastiera o a far muovere una penna a inchiostro scuro su un foglio chiaro. Niente di più sbagliato. Punto per punto, intendo.

Chi scrive si veste quasi sempre poco e male, perché tanto sta da solo con sé stesso e può permettersi di rimanere in pigiama, in vestaglia, in mutande, in tuta, in costume o come preferisce. Chi scrive non è detto che sia propriamente pulito in ogni parte del corpo, specialmente se è in una fase di grossa ispirazione (o di grosso stress) e non ha altre priorità, se non quelle di bere ogni dodici ore, di sgranocchiare snack industriali due volte al giorno e di scrivere, scrivere e ancora scrivere. E poi, soprattutto, chi scrive non sempre lo fa a casa, comodamente seduto sulla propria sedia preferita.

Innumerevoli, anzi, sono le volte in cui si è per strada e si nota un dettaglio capace di spalancare interi mondi di immaginazione, salvo sentire subito dopo il cellulare squillare, o una macchina suonare il clacson come se non ci fosse un domani, o una voce indistinta gridare il nostro nome perché ci sta incrociando dopo chissà quanto tempo. E l’idea, zitta zitta, si dilegua.

Succede anche quando si è già in compagnia, peraltro: qualcuno pronuncia una certa frase, oppure si crea una determinata atmosfera, o semplicemente c’è un guizzo che dal nulla ci appare nitido di fronte agli occhi… E qualcuno ci rivolge la parola per chiederci se vogliamo altro vino, se può guardarci la borsa mentre andiamo in bagno o se ha voglia di raccontare di quella volta in cui. Si viene colti così alla sprovvista che non si può fare altro che rispondere di sì, istintivamente di sì, e magari in seguito ripensare a quell’episodio e dirsi: Ma cosa mi era venuto in mente un attimo prima? Mistero eterno.

Figuriamoci, poi, se è il sonno a coglierci sul più bello. Stiamo inseguendo una catena di riflessioni impressionante, abbiamo avuto un’illuminazione che aspettavamo da settimane o addirittura da mesi, e neppure ci accorgiamo del momento in cui il microdramma del tempismo (im)perfetto si verifica, perché appena ci addormentiamo senza averlo previsto è già finito tutto. C’è a chi capita anche la variante del risveglio, quella in cui durante il sogno è successo qualcosa di inenarrabile, di geniale, che potrebbe capovolgere completamente il nostro destino di scrittori, ma com’è ovvio che sia una volta aperti gli occhi risalire al sonno è fatica sprecata.

Anche questo fa parte del mestiere di chi scrive, non solo quello che accade mentre si è abitudinariamente nel proprio ambiente di lavoro. E in particolare questi passaggi, questi eventi inafferrabili e irripetibili, segnano nel bene e nel male la carriera negli anni.

È perché uno si industria come può, quando non può risolvere il problema con le proprie forze. Perché contro certi microdrammi si riesce sul serio a fare qualcosa, a scamparla, a limitare i danni, però come si fa quando l’inghippo non dipende da noi né da fattori prevedibili in tempo utile per evitare il disastro? Per esempio, vi dirò, questo non era assolutamente il finale a cui avevo pensato lì per lì per il mio post.

È solo che, mentre ero all’opera, mi ha bussato in camera una vicina di casa e mi ha chiesto se avessi delle uova da darle, ché si era ritrovata stranamente senza e stava per preparare un dolce. E perciò gliele ho date, siamo rimaste a chiacchierare un paio di minuti, mi ha spiegato cosa stesse per cucinare di buono e poi, appena l’ho salutata e sono tornata a scrivere, indovinate un po’? Ecco.

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di “Cap Africa”, una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online “Voci di Città” nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto “Je suis Charlie” e recensisce adesso narrativa per il blog “Il Rifugio dell’Ircocervo”, oltre a gestire la pagina facebook “Eva Luna racconta” e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l’Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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