Sarà anche vero che la scrittura non è tutta tecnica, ma converrete ugualmente anche voi che in certi casi c’è bisogno di un minimo di armonia estetica quando si redige un testo e che alcune convenzioni sono necessarie, fosse solo per non lacrimare dall’orrore ad ogni riga.

Eppure, chiaramente, niente vieta che queste consuetudini stabilite di comune accordo ci si ritorcano contro. Non hanno ancora inventato una tastiera che abbia tutte le scorciatoie necessarie per rispettare le regole implicite (e a volte perfino palesi) del mestiere, infatti. Ci sono gli apostrofi e le parentesi, i trattini e i punti, ci sono gli accenti più comuni e le virgolette alte, ma che ne è degli accenti sulle maiuscole, delle virgolette caporali, dei segni diacritici su certe lettere straniere che usiamo nel citare un titolo o un autore? Tre problemi, tre false soluzioni.

Gli accenti sulle maiuscole sono piazzati automaticamente dai più noti programmi di scrittura, quando si digita la loro versione in minuscolo dopo un punto fermo. Peccato che questo non accada da smartphone, per esempio, e che basta disattivare una volta la funzione anche dove c’è – perché si scrive in versi o perché qualsiasi altra ragione – per non riuscire più a ripristinarla. Oltretutto, perché appaiano nella loro totalità (acuti, gravi, circonflessi) e si adattino quindi all’idioma che stiamo utilizzando, dovremmo avere installato i pacchetti di ogni lingua indispensabile nel nostro dispositivo. Altrimenti, scordiamoci lo spelling corretto de À la recherche du temps perdu o di qualunque scrittore di nome Álvaro.

Le virgolette caporali sono facilmente digitabili nelle tastiere più moderne. Peccato che facciano eccezione stavolta quelle per tablet, oltre naturalmente a quelle di nuovo dei cellulari, e alle tastiere non proprio di ultima generazione di notebook e pc fissi stessi. Questo significa, a grandi linee, che un’alta percentuale degli utenti digitali non ha ancora accesso a una funzione parecchio utile, a cui si deve rimediare in maniera manuale all’occorrenza.

E, proprio a proposito di rimedi manuali, veniamo ai segni diacritici su vocali e consonanti. Come per tutto il resto, è facile trovarli con una rapida ricerca su Google, mirata o al singolo grafema o direttamente alla parola di cui abbiamo bisogno. Altrimenti, sempre da sistema Windows, Mac o Linux, ci si può servire della funzione Inserisci à Simbolo e selezionare il prescelto dall’elenco, così come in alternativa si può aprire la mappa caratteri di sistema e copiarla da lì.

Il fatto è che la procedura richiede un tempo, sebbene oscillante, sistematicamente più lungo di quello che si impiegherebbe nel premere una combinazione di tasti predefinita, come accade ad esempio per la virgola o per il punto esclamativo – in particolare se si lavora con testi contenenti toponimi, sostantivi o nomi propri in buona parte stranieri. Un microdramma, in altre parole, dal quale non sfugge nessuno, nemmeno chi si limita a cominciare una frase con la terza persona dell’indicativo presente del verbo essere.

Fortuna che, a differenza di tutti gli altri casi, stavolta un rimedio c’è ed è relativamente a portata di mano. Ogni simbolo, infatti, corrisponde in realtà a dei tasti di scelta rapida visibili automaticamente nel momento in cui si clicca sul carattere stesso. I più esperti possono addirittura modificare la selezione e inventarne una propria, più semplice da ricordare per associazione di idee. In entrambi i casi, comunque, basta annotare su un foglietto o su un documento la formula magica per ripescarla al volo le volte successive, finché non si sarà attivato un automatismo.

Elementare, no? Peccato che il numero di simboli da memorizzare sarebbe a dire il vero incommensurabile e che impiegare del tempo a fissare nella mente una sequenza di tasti non è poi tanto diverso dallo scrivere sul browser “o con la dieresi”, premere invio e poi copia-incollare il risultato. Se ne deduce che, nonostante questo non sia il peggiore dei microdrammi, le sue soluzioni rimangono poco pratiche e praticabili, in qualunque variante. Cosicché si eviterà forse di disperarsi non appena si ripresenterà un punto di domanda rovesciato o una parentesi graffa, ma il sassolino dalla scarpa non si riuscirà a cacciarlo proprio mai. Anzi, jamás (tempo di digitazione: 6 secondi e mezzo).

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di "Cap Africa", una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online "Voci di Città" nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto "Je suis Charlie" e recensisce adesso narrativa per il blog "Il Rifugio dell'Ircocervo", oltre a gestire la pagina facebook "Eva Luna racconta" e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l'Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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