Ci siamo passati tutti, presto o tardi. Ci si passa nella vita in generale, figuriamoci quando si scrive. Si termina un lavoro di cui si è particolarmente fieri e arriva quel momento tremendo in cui è necessario, talvolta anche solo per convenzione formale, ringraziare qualcuno.

Capita che magari non si voglia ringraziare nessuno, un po’ perché non si vuole passare per gli sviolinatori di turno, e un po’ perché si tratta di una pratica troppo blasonata. Un po’ perché sarebbe troppe le persone da nominare, un po’ perché sarebbero troppo pochi quelli che davvero meriterebbero una menzione speciale – ma non si possono mica fare distinzioni, altrimenti poi partono le rimostranze, le offese e le delusioni.

In altri casi, capita si voglia ringraziare qualcuno a cui non ci si può rivolgere come si vorrebbe. Una sorella minore di fondamentale importanza durante la stesura di una tesi di laurea, un marito affettuosissimo che ha incoraggiato la conclusione di una tragedia in tre atti, una nonna che ha trovato parecchie rime incrociate a cui noi non avremmo mai pensato da soli. Il problema è che non lo si può mica scrivere apertamente, altrimenti a un occhio esterno la situazione farebbe sorridere.

E, infine, ci sono i casi in cui si vorrebbero ringraziare davvero tutti, ma proprio tutti: la maestra delle elementari, il portinaio, la fioraia del quartiere, il poppante dei vicini di casa, il gatto di dieci anni, la cameriera del proprio bar preferito, il postino, e se c’è di mezzo una pubblicazione anche l’editore, la segretaria, l’ufficio stampa, la segretaria dell’ufficio stampa, il direttore, i responsabili e così via. La lista sarebbe però troppo lunga, naturalmente noiosa e soprattutto dopo un po’ poco credibile, perché se si volessero ringraziare tutti basterebbe dirlo chiaro: grazie a tutti, fine.

Perciò, una prima selezione è necessaria e sofferta per chiunque. Qualcuno deve aggiungere dei nomi, qualcuno toglierne e qualcuno addirittura inserire nell’elenco gente che, di propria volontà, non avrebbe di sicuro buttato lì nella mischia – relatori indisponenti ed editor severissimi vanno per la maggiore.

Dopodiché, altri dubbi su dubbi: si ringrazia con i titoli professionali o meno? Con nome e cognome? Con una sigla? Con le iniziali? Con i nomignoli? Con i nickname dei social network? E poi: se ne spiegano i motivi? Si motiva ogni volta con una ragione individuale e approfondita? Oppure si riempie una pagina di idee per chi sta per avere un bambino e non ha ancora deciso come farlo figurare all’anagrafe?

Un microdramma tremendo. Anche perché, quando ci si sarà schierati dalla parte che si preferisce e si sarà arrivati fino in fondo, si rileggerà per intero la sezione dei Ringraziamenti e non ci si riconoscerà. Fra i tagli, le bugie bianche, le omissioni, le modulazioni di toni e contenuti, e nel pentolone aggrovigliato di persone che fra loro non si sono nemmeno mai viste, si è un po’ smarrito l’intento originale e sentito con cui lì per lì si era iniziato a scrivere.

E allora come uscirne? Semplice: si mantiene il mondo com’è e si aggiunge, in calce, un’altra riflessione soltanto. Grazie soprattutto a questa infelice pratica dei ringraziamenti obbligatori, che mi hanno aiutato a capire a chi devo qualcosa e a chi no, e grazie a queste righe per avermi fatto sentire la persona meno originale sulla faccia della Terra. D’ora in poi ci penserò due volte, prima di dedicarmi alla stesura di una qualsiasi altra opera. Con estrema sincerità (ora sì), l’autore.

 Fine.

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di “Cap Africa”, una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online “Voci di Città” nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto “Je suis Charlie” e recensisce adesso narrativa per il blog “Il Rifugio dell’Ircocervo”, oltre a gestire la pagina facebook “Eva Luna racconta” e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l’Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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