Alzi la mano chi ha avuto la fortuna di inviare almeno una volta un manoscritto, breve o lungo che fosse, assolutamente privo di qualsiasi refuso. Nessuno, eh? Lo immaginavo.

Non ha importanza che si sia trattato di una virgola in più o in meno, di un apostrofo mancante, di una data errata, di una lettera fuori posto o di una confusione ortografica o grammaticale: ci siamo comunque passati tutti.

Il fastidio dei refusi è che sono piccoli abbastanza da diventare invisibili a chi conosce già il testo e lo rilegge alla ricerca per lo più di errori strutturali, o di senso, o sintattici, eppure giganteschi abbastanza da essere ogni singola volta intercettati immediatamente da chi non l’ha mai visto prima. Una grossa seccatura, dunque.

Peraltro, schema fisso vuole che tanto maggiore è il tempo impiegato a tentare di stanare i refusi prima di una consegna di qualsiasi tipo, quanto maggiore sarà la probabilità che almeno un refuso sfugga alla propria attenzione e arrivi direttamente fra le fauci dei lettori. Un microdramma crudele e smorfioso, per intenderci.

Trovare dei suggerimenti per limitare il problema è quasi troppo semplice: si legge ovunque su internet che l’ideale consisterebbe in una revisione su carta stampata se si è scritto su dispositivi elettronici e viceversa, che in alternativa si può anche solo cambiare la dimensione o il font del carattere utilizzato, che ci sarebbe da leggere il contenuto ad alta voce o da accantonarlo fino a non ricordarlo granché e a rivederlo con maggiore lucidità.

Altri sostengono che sarebbe sufficiente dedicarsi a una correzione su più strati per essere impeccabili, concentrandosi a turno su un particolare aspetto linguistico che potrebbe essere stato trascurato: accordi sostantivo-aggettivo, consecutio temporum, doppie, accenti e così via. Tuttavia, potrebbe non bastare. Anzi, è rarissimo che basti.

Il motivo? Innanzitutto, perché più correggiamo e più abbiamo la tendenza a riscrivere, il che significa che buttiamo giù nuove parole, incappando nel rischio di generare nuovi errori a cui non presteremo attenzione, dato che ci saremo già convinti di avere sistemato una determinata porzione di testo. In secondo luogo, perché capiterà sempre di imbatterci in termini, sigle, cifre o monosillabi che non leggeremo realmente, ma che ci limiteremo a dare per ovvi all’interno del manoscritto, escludendo a priori un possibile sbaglio.

Potremmo allora ricorrere all’aiuto di uno sguardo esterno, domandando a una o più persone di farci da occhi vigili e attenti per qualche ora. Eppure, in cuor nostro sappiamo che non basterebbe e che ogni proof-reading è incompleto, finché non lo fa qualcuno del mestiere. Il fatto è che proprio al nostro editor o lettore finale vorremmo risparmiare il flagello di svelare la nostra imperfezione, ergo rivolgerci a loro è fuori discussione.

Di conseguenza, oltre al tradizionale consiglio de Se vuoi evitare i refusi, evita direttamente di impugnare una penna in mano, c’è oggi anche quello del Se vuoi evitare di mortificarti per ogni refuso non notato in tempo, accettati in quanto essere umano. Si potrà pur essere degli scrittori affermati e apprezzati, o solo affermati, o solo apprezzati – o solo scrittori, magari ancora in erba –, ma niente toglie che la perfezione non appartenga nemmeno a noi.

Ricordarcene di tanto in tanto può risolvere più microdrammi di quanto non faccia la strategia del secolo, e impiegare comunque tutte le proprie forze nel limare al massimo ogni lavoro ci renderà già delle persone e degli autori degni di rispetto e della comprensione di coloro con cui avremo a che fare. Perciò, non dimenticatevi di ricordarvennnne.

(Mi è scappato il dito sulla tastiera nello scrivere l’ultima parola, sì, chiedo venia.)

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di "Cap Africa", una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online "Voci di Città" nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto "Je suis Charlie" e recensisce adesso narrativa per il blog "Il Rifugio dell'Ircocervo", oltre a gestire la pagina facebook "Eva Luna racconta" e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l'Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *