Velocissima come sempre, è arrivata ed è finita un’intera estate. Niente più relax, niente più macchina in garage e passeggiate a piedi, tempo libero solo nei weekend… Ecco, basta scrivere semplici frasi come queste per rendersi conto che spesso non si riesce a fare a meno di parole straniere qua e là. Che vengano dall’inglese, dal francese o da lingue più lontane, il nostro modo di esprimerci ne è comunque pieno. Sia quando parliamo sia quando ci troviamo di fronte a un foglio da riempire. Ecco perché l’uso dei forestierismi finisce per diventare un problema da non sottovalutare mai.

A volte, infatti, chi scrive su commissione ha delle regole molto severe da rispettare, o anche solo un’etichetta di stile a cui attenersi, che stia scrivendo in endecasillabi o che si stia occupando di un thriller. Altre volte sono i lettori stessi che non vedrebbero di buon occhio una tendenza troppo spiccata al purismo o all’uso di forestierismi senza distinzioni, e nei casi restanti è la testa stessa di chi impugna la penna a suggerire di aggiungere o togliere una determinata occorrenza.

Nessuna difficoltà all’orizzonte, finché in italiano esiste un corrispondente esatto per esprimere il concetto che abbiamo in mente. Anziché parlare di relax si può dire riposo, al posto di weekend si può inserire fine settimana e poi si procede per la propria strada senza indugi. Che succede, però, quando è la parola garage a non andarci giù, o quando in ambito informatico dobbiamo per forza riferirci a software, router o mouse? Detto altrimenti, che succede quando l’italiano non ci viene in soccorso e ricorrere a un’altra lingua non ci è possibile?

Ebbene, innanzitutto succede che finiamo per aprire decine di dizionari di sinonimi e contrari, alla ricerca di una definizione che ci sollevi da ogni dilemma. Leggiamo gli esempi, saltiamo da una pagina all’altra, e alla fine giungiamo alla conclusione che certe parole sono semplicemente insostituibili. Il mouse è il mouse, non può diventare il piccolo topo che si sposta sul tappetino e che ci permette di selezionare questa o quella cartella, perché farebbe un effetto buffo e grottesco allo stesso tempo.

Di tanto in tanto si è più fortunati e per il garage si scova il formale posto-auto, che non è forse l’ideale ma che, per fortuna, ci permette una soluzione rapida e piuttosto indolore. Altrimenti, siamo obbligati ad escludere a priori le perifrasi e le traduzioni improvvisate, dato che trasformare il router in un connettore fisico di rete non funzionerebbe a dovere.

Così, l’ultima spiaggia – per restare in tema di stagione del sole appena terminata – è la più scomoda, la più assurda, la più impraticabile, ma una beffa del destino vuole che sia l’unica a toglierci da ogni impaccio. Per cui applicarla è quasi sempre fuori discussione, sebbene ci piacerebbe infrangere ogni regola editoriale e ogni aspettativa altrui e tagliare la testa al toro in maniera elegante.

Di cosa si tratta? Di un’immagine che rappresenti il termine in questione e che parli da sé, senza lettere e senza barriere linguistiche da superare, senza corsivi e senza spiegazioni, senza note a piè di pagina e senza rimproveri da parte di chi riceve il nostro testo. Una bella immagine colorata e ad alta risoluzione, che da sola basterebbe a farci comprendere da sette miliardi di persone in una maniera esemplificativa per eccellenza.

Peccato che sia d’accordo con questa alternativa solo chi scrive, e non chi legge. Peccato che se parlassimo per illustrazioni smetteremmo perfino di essere scrittori, e quindi di avere dei microdrammi a complicarci l’esistenza. Peccato che sia andata così, in questa vita. Nella prossima, magari, chiederemo un updat… Volevo dire, un aggiornamento. Di quelli strong, però.

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di “Cap Africa”, una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online “Voci di Città” nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto “Je suis Charlie” e recensisce adesso narrativa per il blog “Il Rifugio dell’Ircocervo”, oltre a gestire la pagina facebook “Eva Luna racconta” e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l’Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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