Lo abbiamo sfiorato tante volte, ma non lo abbiamo mai osservato con attenzione. Il microdramma degli appunti, infatti, è chiaramente collaterale a parecchi altri problemi di chi scrive, sebbene per un certo ossequioso timore si eviti spesso di nominarlo in maniera diretta. Ebbene, oggi affrontiamo questo mostro e cerchiamo di guardarlo diritto negli occhi, quantomeno per averne un po’ meno paura tutte le volte in cui avremo a che fare con lui in futuro.

In primissimo luogo, prendere appunti crea un macro-dilemma: è meglio farlo su carta o su supporti elettronici? I vantaggi del primo metodo consistono nel fatto che si memorizza più facilmente un’idea, se la si stende con l’inchiostro lettera dopo lettera, e naturalmente non si corre il rischio di rallentare il ritmo perché il processo “foglio.exe” si è arrestato senza preavviso.

Dall’altra parte, se si scrive al computer o in dispositivi più piccoli, è innegabile la comodità di cancellare immediatamente eventuali errori, di servirsi della previsione automatica delle parole o addirittura di correzioni ortografiche di base, tutti accorgimenti che permettono di risparmiare tempo e di mantenere in ordine il materiale.

Il problema è che ogni pro può trasformarsi in un contro, se per esempio scoppia la penna o se la tastiera non risponde ai comandi. Oltretutto, non è solo il supporto a fare la differenza, nel momento in cui è importante appuntare in fretta qualche spunto: altrettanto fondamentale è trovare un linguaggio comprensibile, che quindi mescoli bene la sintesi e l’analisi.

Se, infatti, si comincia a buttare giù una frase dopo l’altra abbreviando ogni termine, ci si potrebbe dimenticare con fin troppa facilità a cosa alludeva “ent.” o “arc.” dopo un paio d’ore. Per di più, bisognerebbe tenere a mente di non approssimare troppo la propria grafia, altrimenti decifrarla potrebbe rivelarsi una vera e propria impresa paleografica. Se si sta scrivendo a macchina, poi, non è secondaria l’attenzione al dizionario di default, per evitare che una parola venga automaticamente trasformata in un termine inglese o spagnolo solo perché simile.

Un’altra difficoltà riguarda il vero e proprio stile degli appunti. Sono più efficaci gli schemi, gli elenchi puntati o le frasi per esteso? È meglio andare a capo spesso o proseguire diritto per la propria strada senza indugiare mai? Chi ricorre a frecce e simboli, da un lato, potrebbe non ritrovare il giusto lessico per arricchire le idee di partenza, anche se chi si dilunga troppo non sempre riesce a ricordare a memoria ogni spunto prima che si volatilizzi.

Per di più, nella rilettura gli elenchi puntati sono utili, eppure esagerando rischiano di fare sembrare un’intuizione geniale una banale lista della spesa, in cui i nessi logici fra i vari componenti sono tristemente svaniti nel nulla.

Ne consegue che, per evitare errori ed effetti indesiderati, l’unica soluzione sarebbe quella di smettere di prendere appunti tout court. Via il dente via il microdramma, d’altronde. L’unica piccola complicazione consiste nel fatto che chi scrive non riesce a farne a meno, ragione per cui si potrebbe forse virare su un’alternativa meno dolorosa e magari perfino più efficace: dettare gli appunti, anziché annotarli.

Basta avere un registratore a portata di mano e decidere quali parole-chiave selezionare per fare in modo di richiamare i giusti concetti alla memoria più avanti, oppure pronunciare ad alta voce intere frasi degne di nota, esattamente per come le si stenderebbe di getto. Non so con voi, ma con me funziona piuttosto bene, per quanto sia paradossale che chi scrive si riduca alla fine ad evitare la scrittura pur di riuscire nei propri intenti.

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di “Cap Africa”, una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online “Voci di Città” nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto “Je suis Charlie” e recensisce adesso narrativa per il blog “Il Rifugio dell’Ircocervo”, oltre a gestire la pagina facebook “Eva Luna racconta” e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l’Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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