«Sono andato spesso a guardare la collezione di curiosità nel castello di Heidelberg e un giorno ho sorpreso il custode con il mio tedesco. Ho parlato interamente in quella lingua. Era molto interessato; e dopo aver parlato un po’ mi disse che il mio tedesco era molto raro, forse “unico”; e voleva aggiungerlo al suo museo

Pare quasi lo sfogo ironico di un qualsiasi studente di lingue. L’autore? Mark Twain. Tutti sanno che, almeno per quel che riguarda l’ambito europeo, il tedesco è la lingua ostica per antonomasia. Ebbene, fu una rogna anche per il padre di Huckleberry Finn e Tom Sawyer, tanto da spingerlo a pubblicare un saggio tragicomico dal titolo piuttosto eloquente: «The awful German language». Twain tentò senza successo di imparare il tedesco all’età di 15 anni, per poi riprovarci da adulto. Nel saggio, pubblicato nel 1880, l’autore ironizza sugli scogli con cui ogni apprendente straniero deve fare i conti. Il genere dei sostantivi, per esempio: «Ogni sostantivo ha un genere, e non esiste un senso né un metodo per assegnarli; così il genere di ognuno deve essere imparato separatamente e a memoria. Non c’è altro modo. Per fare ciò devi avere la memoria di un libro di memorandum. In tedesco una giovane ragazza non ha sesso (Mädchen è un sostantivo neutro), mentre una rapa sì (Rübe è un sostantivo femminile). Pensa a quale eccitata riverenza viene mostrata per la rapa, e a quale insensibile mancanza di rispetto per la ragazza».

Generalstaatsverordnetenversammlungen

Twain non risparmia nemmeno le chilometriche parole composte, di solito difficili da leggere tutte d’un fiato per chi è ancora sprovvisto di esperienza: «Ieri all’ospedale, una parola di tredici sillabe è stata rimossa con successo dalla bocca di un paziente. Un tipo della Germania del nord, di una città nei pressi di Amburgo. Purtroppo il paziente non ce l’ha fatta. Questo triste evento ha portato sconforto sull’intera comunità.» Per rendere meglio l’idea cita composti come “Generalstaatsverordnetenversammlungen” (direttore delle riunioni dei consigli pubblici) “Kinderbewahrungsanstalten” (norme di protezione del bambino) “Unabhängigkeitserklärungen” (dichiarazioni di indipendenza) e  “Waffenstillstandsunterhandlungen” (trattative di armistizio). Nessuna pietà nemmeno per i cosiddetti “verbi separabili”, altro incubo dei non-madrelingua. I Tedeschi riescono a formulare frasi dividendo in due il verbo principale «mettendone metà all’inizio di un eccitante capitolo e l’altra metà alla fine. Qualcuno può concepire qualcosa di più confuso? Queste cose sono chiamate “verbi separabili”. La grammatica tedesca è piena di verbi separabili; e più le parti di uno stesso verbo sono lontane tra loro, più l’autore del crimine è soddisfatto della sua performance». Inoltre, alcune parole cambiano significato in base all’accento, meccanismo grammaticale poco gradito a Twain, che ha in serbo un’osservazione pungente al riguardo: «Poi ci sono alcune parole che significano una cosa quando sottolinei la prima sillaba, ma significano qualcosa di molto diverso se sposti l’accento sull’ultima. Per esempio, esiste una parola che significa “fuggire”, o “l’’atto di sfogliare un libro”, in base alla collocazione dell’accento; e un’altra parola che significa “associarsi con un uomo”, o “evitarlo”, a seconda di dove l’accento viene posto». Dunque, secondo gli studi filologici di Twain, un individuo “dotato” dovrebbe essere in grado imparare l’inglese in 30 ore (escluse ortografia e pronuncia), il francese in 30 giorni e il tedesco in 30 anni. Una lingua che «solo i morti hanno tempo di imparare», scherza lo scrittore. Qualche problemino con il tedesco? Kein Problem! È solo la prassi.

Chiara Trombetta

Chiara Trombetta è nata a Sora (FR) il 16 aprile del ‘95. Laureanda in Mediazione linguistica e culturale, scrive racconti e poesie. Legge fino a friggersi i bulbi oculari e spera di poter viaggiare tanto da sentire i crampi ai polpacci. Sorrisi, pallore e paranoia.

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