Firenze – Linea R
Rifredi FS Fantoni – Piazza Giovanni Meyer

Ore 06:57.  Fermata: Rifredi FS Fantoni:
Linea R-itardo e R-antolo: Ritardo accumulato, minuti della mia vita che scappano, rantoli che corrono su questa scatola di latta con le ruote, rantoli che assomigliano a quelli che si accavallano nella corsia dove detengono mio padre…arriverà quel giorno.

Linea R-umorosa: Maledetto R, è troppo rumorosa questa città, troppo per le mie orecchie. Dovrei ritornare in Portogallo, al rumore dell’oceano, all’ebbrezza che mi dava Maria, alle sue labbra mai sfiorate, ai suoi capelli, alle sue mani. Dovrei ritornare in Rua da Rosa a Lisbona e baciarla, senza paura, senza vergogna, con il vento alle mie spalle, con i miei capelli legati, al mio reggiseno stretto. Al sudore delle mie ascelle. Avrei dovuto baciarla e non tornare mai più, e fanculo alla laurea da finire, ai sogni di mia nonna, al vestito bianco che non indosserò mai. Devo scappare come ha fatto Maria, non so dove sia scappata lei, non so dove scapperò io.
Non lo farò mai, lo so. Questo maledetto R tarda ad arrivare.

Linea R-accattapalle: Una lunga giornata di scuola, oggi e ancora domani, poi andrò allo stadio, finalmente.

Linea R-icordo: Non è forse la malinconia il sentimento che ci rende romantici, che ci strappa qualche lacrima, la sera, prima di prendere sonno? Eravamo di fronte, nel caos, capanne indiane e Tex Willer improvvisati ci servivano il veleno, e io ero calma, senza affanno, senza emozioni, come se quello che avevo provato per lui, quel bagliore che avevo intravisto più che una luce, un fascio di luce improvviso e intenso fosse stato un fuoco fatuo, un puntino di luce in un meriggio d’agosto, un abbaglio. Lo guardavo davanti a me e non provavo che distacco, lui affrontava i suoi demoni, con gli occhi lucidi mi raccontava la sua vita, i suoi ultimi mesi, le sue avventure, ripercorreva gli errori, e come non si fosse accorto che, forse, qualcosa per me la provava, forse non l’aveva capita, forse non era maturo per capirla, io lo guardavo senza empatia, senza provare felicità o rabbia, il nostro momento era passato, tutto si era perso nelle indecisioni, nelle sue paure, tutto si era perduto e non sarebbe mai più tornato. Il nostro tempo l’avevamo buttato proprio come fa tutte le mattine questo R al semaforo prima del capolinea.
Un ricordo che mi sfiora, rimetto la sciarpa, scenderò a Monna Tessa.

Linea R-esistere. Passa il primo R e non lo prendo, poi passa il secondo e faccio lo stesso. Al terzo che non ho il coraggio di prendere torno a casa. Ci riproverò domani.

Linea R-etina. Ieri è piovuto sui panni che Egidio avevo steso, è piovuto sul cornicione di casa, sul giglio in fiore, è piovuto fino a sera.
Salgo sul bus, spero che queste macchie davanti ai miei occhi scompaiano per sempre, nell’attesa tengo stretto la mano di Egidio, in questi mesi senza forme, senza vista, ho imparato a vedere diversamente, sento meglio il battito del suo cuore, per un attimo mi emoziono, poi mi spavento. Come farei senza di lui?  Scendiamo.

Linea R-ecidiva:  Non salgo più, andrò a piedi, e sono certo che mi sentirò dire: “Mi dispiace Sig. Nardi, è tornato!” Quelle parole mi entreranno nel cuore e mi lasceranno senza fiato, prenderò il mio cappotto, l’oncologo mi saluterà con il sorriso, io ritornerò a casa e mi siederò sul letto, e resterò lì in attesa della sera.

Linea R-isplende: mi sono svegliata all’alba e ho letto l’ultima frase di una poesia che avevo dimenticato. Sorrido.


Donatello Cirone

Donatello Cirone: fondatore de L’Irrequieto, nato nella valle del Sauro, in Lucania, il 28 giugno del 1986.
Ha pubblicato due silloge poetiche: La vita di una morte, LibroItaliano, Ragusa 2005 e Gl’oratori del nulla, Amorsog et Oream, Il filo, Roma 2007. Scritti pubblicati sulla Rivista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *