Parliamo oggi di Maksim Gor’kij, scrittore e drammaturgo russo, il «massimo scrittore proletario del mondo» secondo l’opinione della critica letteraria dell’epoca. Una vita agitata, la sua, che conta un tentativo di suicidio, cinque anni di peregrinazioni a piedi in lungo e in largo scandagliando il territorio dell’Impero russo e, tra le varie esperienze, anche due soggiorni italiani. Pur non avendolo mai ammesso espressamente, Gor’kij decise di trascorrere diversi anni nella Penisola per il bene della sua sicurezza personale. La Russia a lui contemporanea era infatti terra di fermento politico e il sostegno da lui mostrato all’ideologia socialista da una parte gli aveva garantito grande notorietà, ma dall’altra aveva compromesso la sua posizione agli occhi dello zar e l’aveva quindi spinto ad allontanarsi dalla Russia.

Il primo periodo di permanenza in Italia dello scrittore interessò l’isola di Capri negli anni compresi tra il 1906 e il 1913. In seguito alla Rivoluzione russa del 1905 Gor’kij si vide costretto ad allontanarsi dalla madrepatria in quanto affine agli ideali socialisti e rivoluzionari che avevano mosso la rivolta, una vicinanza che già in precedenza aveva destato i sospetti del regime zarista di Nicola II. In quegli anni la fama di Gor’kij era ormai indissolubilmente legata alla sua sensibilità per la condizione del proletariato e per la lotta portata avanti da questa classe, volta alla conquista di condizioni sociali, lavorative ed esistenziali più umane. Non a caso lo pseudonimo da lui adottato e con cui è tuttora noto (quello di gor’kij, appunto) in russo significa “amaro”, aggettivo scelto per indicare quell’amarezza che avvelena la realtà del vivere, affrontata e analizzata dallo scrittore attraverso la sua opera. Anche in Italia, dapprima a Napoli per poi trasferirsi in sede stabile a Capri, Gor’kij e la compagna Marija Andreevna giunsero come simbolo di una lotta all’ingiustizia e all’oppressione e furono accolti da una folla in festa radunata in Piazza Umberto I, che impedì alla vettura su cui i due viaggiavano di raggiungere l’hotel, motivo per cui il tragitto si svolse a piedi tra le manifestazioni di giubilo dei capresi. Quella fu solo la prima delle ovazioni pubbliche che la coppia ricevette dai cittadini. Pare infatti che la stessa sera Gor’kji e Marija abbiano assistito a uno spettacolo tenutosi al Teatro Politeama e che il pubblico si sia cimentato in applausi e ripetuti festeggiamenti che inducevano l’ospite russo a sporgersi dal parapetto in segno di ringraziamento, sebbene affermasse di non capire con precisione a quale merito personale attribuire tanto affetto. Quando alla fine del primo atto Gor’kij e i suoi accompagnatori lasciarono il teatro, gran parte del pubblico li seguì all’esterno, circondando la carrozza in procinto di partire.

La scuola per operai

A Novembre inoltrato Gor’kij e Marija si stabilirono nella villa caprese di Blaeseus, in cui ospitarono artisti, intellettuali e poeti russi. Oltre a dedicarsi a questioni puramente letterarie e all’esplorazione delle bellezze italiane, immortalate in una serie di scatti privati, l’attività di Gor’kij a Capri fu anche di tipo politico e sociale. Sull’isola lo scrittore fondò una scuola di partito, nota come Scuola per operai, in cui trovarono spazio intellettuali e operai fuggiti o allontanati dalla Russia e che divenne un punto di riferimento per il Partito Socialista Italiano, schierato dalla parte dei rivoltosi. La Scuola teneva vere e proprie lezioni di politica, economia e storia, affrontando temi sensibili come la questione agraria e il rapporto Stato-Chiesa, diventando così un luogo di dibattito all’interno del panorama culturale locale, arricchito delle presenza di stranieri e di esuli. I lavori di costruzione ebbero inizio nell’agosto del 1909 e, malgrado l’avversione di Lenin, di Trockij e altri socialisti di primo piano come Rosa Luxembourg, il progetto andò in porto. Fresca di inaugurazione, la Scuola contava quindici allievi, tredici provenienti direttamente dalla Russia e due già presenti a Capri e furono ammessi come uditori esterni anche altri tredici allievi. La giornata degli allievi era piuttosto intensa: dal mattino fino alle 12:00 preparavano rileggevano e preparavano testi scritti, dopodiché, fino alle 14:00 erano impegnati con la prima lezione. L’intervallo compreso dalle 14:00 alle 16:00 era riservato alla pausa pranzo. Nelle due ore successive, poi, aveva luogo la seconda lezione e, dalle 18:00 alle 20:00 gli studenti si cimentavano in esercizi pratici sotto la supervisione degli insegnanti. Il programma prevedeva un solo giorno di riposo settimanale e il periodico svolgimento di test di verifica per monitorare l’apprendimento degli iscritti. Gli esuli russi erano nutriti e sostenuti economicamente da un apposito comitato scolastico che garantiva loro un rimborso spese di sei mesi durante la permanenza all’estero. Tra i numerosi ospiti illustri degli anni capresi di Gor’kij figura addirittura Lenin in carne ed ossa, con cui l’autore aveva personalmente discusso nel 1907 a Londra, dove si era recato per prendere parte al Congresso del Partito Socialdemocratico Russo. Se Lenin scelse di far visita in prima persona a Gor’kij non fu di certo in segno di amicizia, ma fu piuttosto un modo per controllare l’attività politica che gravitava attorno allo scrittore.

Nonostante l’amore che la popolazione locale nutriva nei suoi confronti, nel 1908 il Consiglio comunale di Capri, temendo che la sua presenza e i suoi ideali politici avrebbero potuto spingere altri importanti ospiti stranieri a non soggiornare sull’isola, ne chiese l’allontanamento. La permanenza di Gor’kij a Capri si protrasse comunque fino al 1913, quando gli fu concessa la possibilità di tornare in patria senza correre il rischio di essere arrestato grazie a una speciale amnistia in onore del tricentenario della dinastia dei Romanov.

Il secondo soggiorno italiano

Le notizie di cui disponiamo in merito al secondo periodo italiano di Gor’kij sono piuttosto scarse, ma sappiamo che, ammalatosi di tubercolosi e in aperto dissenso con il governo dei Bolscevichi, nel 1921 decise di lasciare nuovamente la Russia per ricevere delle cure e, dopo tre anni passati in diverse località europee, si stabilì a Sorrento nel 1924.  Il panorama politico era cambiato molto durante la sua assenza e lo scrittore si ritrovò suo malgrado in pieno regime fascista. Nella corrispondenza privata Gor’kij esprimeva senza mezzi termini la sua preoccupazione per l’uccisione e la persecuzione degli oppositori al partito fascista, arrivando al punto di indirizzare due lettere, rimaste senza risposta, allo stesso Mussolini.

Nel frattempo, la sua posizione riguardo al regime sovietico mutò in modo significativo e, se all’inizio i rapporti con i Bolscevichi erano stato del tutto conflittuali, Gork’ji  si riavvicinò al Partito Sovietico, grazie all’intervento di Stalin, che lo convinse a tornare in Russia un paio di volte, fino al ritorno definitivo nel 1933. La presunta simpatia di Gor’kij per Stalin, non passò inosservata agli occhi del compatriota Solženicyn, che in Arcipelago Gulag lo accusa apertamente di complicità con la violenza dello stalinismo e narra dell’indifferenza del celebre socialista rispetto alle condizioni disumane in cui i detenuti dei lager sovietici erano costretti a sopravvivere, e racconta di un episodio, non confermato da altre fonti, in cui Gor’kij avrebbe causato causato la fucilazione di un giovane durante una sua visita al gulag delle Isole Soloveckie.

Ciò che possiamo dare per certo è che Gor’kij sviluppò un forte affetto per l’Italia, per i suoi abitanti e per la sua cultura, specie quella teatrale. «Amo sempre di più e appassionatamente l’Italia, in particolare Napoli e il teatro napoletano. Che meraviglia di teatro, amico mio!» scriveva nel 1910 scambiando lettere con l’amico Sulerzickij.

 

Chiara Trombetta

Chiara Trombetta è nata a Sora (FR) il 16 aprile del ‘95. Laureanda in Mediazione linguistica e culturale, scrive racconti e poesie. Legge fino a friggersi i bulbi oculari e spera di poter viaggiare tanto da sentire i crampi ai polpacci. Sorrisi, pallore e paranoia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *