Sapete che il termine sciamano deriva dal russo šaman (шаман), trascrizione del tunguso šamen? Pare infatti che il primo a utilizzarlo sia stato l’ambasciatore del Granduca di Mosca, recatosi in Cina nel 1692. Dal viaggio in Oriente il funzionario russo trasse un insieme di scritti che, tra le varie esperienze, narrano dei suo incontri con gli sciamani tungusi, abitanti della Siberia, della Mongolia e della Cina settentrionale. Sebbene nell’immaginario collettivo lo sciamanesimo sia più comunemente associato alla cultura dei Nativi Americani, anche la Russia svolge un ruolo di primo piano nell’ambito di queste pratiche. Lo sciamanesimo è infatti diffuso sull’intero territorio russo, in particolar modo in Siberia, regione famosa per le sue temperature glaciali, negli insediamenti e nei villaggi di Buriazia, Tuva, Chakassia e della Repubblica dell’Altaj.

La mitologia siberiana si attiene a un particolare ordine cosmologico, espresso attraverso l’immagine dell’Albero cosmico o della Montagna cosmica. Si ritiene che l’universo sia diviso in tre sfere separate: una superiore, una mediana e una inferiore, che corrispondono rispettivamente alla dimensione abitata dalle divinità, dagli uomini e dalle anime dei defunti. In quest’ottica, che considera possibile il contatto tra aldilà e vita terrena, lo sciamano è colui che è in grado di dominare gli spiriti, i tyosi in lingua chakassa, che si aggirano in ognuna delle tre dimensioni e che costituiscono il vero potere dello sciamano. A differenza di altre note figure come stregoni, mistici, maghi e sacerdoti, lo sciamano non è posseduto dalle forze spiritiche, bensì le domina. Tale culto però non può essere considerato la vera e propria religione dei popoli dell’Asia centrale e settentrionale, dato che gli sciamani non si occupano e non si sono occupati di questioni cosmologiche, ma rappresentano piuttosto gli eredi di un ruolo privilegiato all’interno della comunità in cui vivono. Il futuro sciamano viene scelto e istruito senza possibilità di sottrarsi al proprio destino: chi osa disobbedire va incontro alla vendetta degli spiriti, fatta di malattia, sventura e morte dolorosa. La trasmissione dei poteri sciamanici, quindi, avviene di solito da nonno a nipote, oppure la predisposizione alla missione si presenta attraverso la chiamata, che consiste nel manifestarsi di un insieme di sintomi simili a quelli dovuti a una patologia psichica, nel corso del XIX secolo definita isteria artica. La scienza medica del tempo riteneva che un simile isterismo fosse dovuto alle condizioni climatiche e ambientali tipicamente siberiane e agli effetti che esse avevano sulla (presunta) natura fragile degli abitanti della regione.

Gli spiriti protettori

Attraverso il rito del Kamlanie (Камлание) lo sciamano esercita la sua funzione di intermediario tra gli uomini e gli spiriti del Mondo di Sopra e del Mondo di Sotto. Il tamburo è un elemento chiave nello svolgimento dei riti sciamanici, poiché intriso l’energia vitale della pelle dell’animale da cui è ricavato. I popoli siberiani si servono di un tamburo in pelle di cavallo o di renna dalla forma ovale simile a un setaccio. Attraverso il suo tamburo lo sciamano diventa guida degli uomini e divinatore, assume nuovi occhi capaci di scovare oggetti andati perduti e addirittura uomini dispersi nelle frequenti bufere di neve o nelle foreste della tundra. Il tamburo è anche uno strumento personalissimo, ogni singolo sciamano ne possiede uno e, alla morte del padrone, esso segue lo stesso destino andando incontro alla distruzione. Il costume usato dagli Altaici è invece ereditario, composto da pelle di renna, piume di uccello e vari ornamenti metallici che ne aumentano considerevolmente il peso, che può facilmente raggiungere i 30 chili. Anche il copricapo è una parte essenziale del loro vestiario. Esso riproduce spesso un animale, data l’enorme importanza simbolica che la cultura sciamanica siberiana attribuisce proprio al mondo animale, e in alcuni casi diventa addirittura un pesantissimo casco di ferro al cui apice spuntano due corna, come previsto dagli usi dei Burijati.

Il Kamlanie ha inizio con la manifestazione di alcuni spiriti protettori, come lo Spirito della testa e lo Spirito in forma d’orso, che vegliano sullo sciamano durante lo svolgimento della sua funzione. Essi giungono sotto forma di animali, evocati dalla riproduzione del loro verso da parte dello sciamano, pronto a tramutarsi a sua volta in un animale-spirito, assumendone l’essenza e le movenze. Ciò simboleggia l’abbandono della natura umana, un ritorno alla dimensione remota in cui il confine tra umano e animale non era ancora stato delineato, e che comporta quella che viene definita la morte dello sciamano, in cui le sue facoltà trovano piena applicazione a beneficio del prossimo.

Lo sciamano siberiano

Sorge ora spontaneo chiedersi quale fu il rapporto tra lo sciamanesimo siberiano e il resto della Russia, una volta che quest’ultima scoprì la vitalità di certe pratiche nei territori soggetti al suo dominio. Si può dire che la Russia europea e l’Europa in generale conobbero la cultura sciamanica secondo un’accezione piuttosto distorta. Agli occhi degli Europei del ‘700 lo sciamano era più che altro un imbroglione mosso da interessi economici. Del resto, le prime memorie di viaggio degli esploratori russi entrati a contatto con i popoli stanziati nelle regioni più remote del paese furono scritte e narrate secondo il punto di vista tipicamente europeo, pronto a leggere i segni della barbarie dell’inferiorità culturale in ogni costume a loro sconosciuto. L’imperatrice Caterina II di Russia compose persino l’opera teatrale Lo sciamano siberiano (Шаман сибирский), rappresentata a San Pietroburgo nel 1786, in cui lo sciamano è ridotto appena a un ciarlatano. Nulla di insolito, del resto, se si considera il contesto storico in cui i primi contatti si verificarono, legato in parte agli ideali illuministi che disprezzavano «l’irrazionalità» del culto, in parte alla tradizione cristiana radicata nell’Impero.

 


Le principali informazioni in merito allo svolgimento dei riti sciamanici siberiani sono state tratte dal volume Leggende sugli sciamani siberiani a cura di Luciana Vagge Saccorotti. 

Chiara Trombetta

Chiara Trombetta è nata a Sora (FR) il 16 aprile del ‘95. Laureanda in Mediazione linguistica e culturale, scrive racconti e poesie. Legge fino a friggersi i bulbi oculari e spera di poter viaggiare tanto da sentire i crampi ai polpacci. Sorrisi, pallore e paranoia.

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