Padova, XVI secolo. Battista Minola è un ricchissimo nobiluomo e filantropo, reso storpio da vecchie ferite di guerra, e padre di due figlie. Bianca, la minore, è bella, intelligente e versata per le arti (famosi i suoi dipinti, encomiati per la loro natura vaginale); Caterina, la maggiore, è bisbetica, iraconda e velenosa. Bianca è corteggiata da tre gentiluomini della città; il primo, l’anziano e ricco Gremio, di origini ispaniche, viene scartato per via del suo passato da pederasta, di cui tutta la città è a conoscenza. Gli altri due corteggiatori sono Ortensio, giovane appena tornato dalla guerra, dove ha visto morire i suoi amici con la faccia nel fango, e Lucenzio, discreto e silenzioso, grande campione nel giuoco delle pallottole (antenato delle nostre bocce), atleta conosciuto in tutta la città. Sono entrambi follemente innamorati di Bianca e abbastanza ricchi da consentirle una vita agiata; nonostante questo, Battista decide di non dare Bianca in sposa finché non avrà trovato un marito per Caterina, operazione molto difficile dato il carattere scontroso della ragazza.

Disperati e impazienti, Ortensio e Lucenzio decidono di convincere un amico di Ortensio, Petruccio (ma nessuno lo chiama Petruccio, gli amici lo chiamano Petruccetto, Petruccino, Petrucciantibus…), a chiedere la mano di Caterina. Petruccio non è ricco, è uno scansafatiche a cui piace farsi una fumata d’oppio quando capita e girare per Padova con gli amici. Non che il suo scopo principale sia quello di sposarsi, ma la dote di Caterina è piuttosto interessante e sui soldi facili Petruccio non ci sputa. Per correttezza, Ortensio e Lucenzio avvertono l’amico del mostruoso carattere di Caterina, ma lui non sembra farsene un problema, è uno che prende la vita come viene, a volte sei tu che mangi l’orso, a volte è l’orso che mangia te… quelle robe lì, insomma.

Battista, felicissimo di aver trovato uno spasimante per Caterina, fissa subito le nozze; Petruccio è uno squattrinato, ma per una dal carattere così pestifero non si può sperare di meglio. Caterina non è proprio entusiasta – te pareva? Tanto rompe poco i coglioni, quella. Petruccio si presenta alle nozze in ritardo, con vestaglia e sandali, suscitando lo stupore di tutti e lo sdegno della sposa. Dopo i festeggiamenti, Petruccio porta una riluttante Caterina nella sua modesta dimora e lei inizia subito a criticare, lamentarsi e strillare. Petruccio sopporta in silenzio e continua con la vita di sempre: passa le sue giornate bevendo strani beveraggi e meditando sdraiato su un tappeto che dà decisamente un tono all’ambiente. Caterina in realtà ha sempre fatto la bisbetica per farsi notare, per essere considerata dagli altri, ma vedendo che Petruccio è immune al suo caratteraccio e nulla sembra infastidirlo, non prova più soddisfazione nel fare la bisbetica. Col tempo, la convivenza con Petruccio e la sua filosofia del ‘prenderla come viene’, portano Caterina ad essere più tranquilla e alla mano. Seppur involontariamente, Petruccio ha domato la bisbetica!

Nel frattempo, Lucenzio e Ortensio hanno continuato a corteggiare Bianca, che mostra una netta predilezione per l’atletico e amorevole Lucenzio. Trova, invece, insopportabile Ortensio: il giovane reduce ha continui scatti d’ira e parla sempre della guerra, anche in discorsi dove c’azzecca come il cavolo a merenda. Bianca e Lucenzio si sposano in segreto, senza chiedere il permesso a Battista. Quando Ortensio lo scopre si incazza come una belva, ma si consola sposando una ricca vedova che gli faceva il filo, ebrea e amante dei cani di piccola taglia.

Battista è deluso da Bianca, che gli ha disobbedito sposandosi di nascosto, ma decide comunque di dare la sua benedizione alla coppia e di indire dei festeggiamenti. Arrivano anche Petruccio e Caterina e tutti gli ospiti rimangono increduli nel vedere come la tempra della fanciulla sia così cambiata. Durante il banchetto, Bianca e la vedova si fanno gli affari loro, danno risposte acide e non si curano dei loro mariti, mentre Caterina è l’unica che se ne sta vicina a Petruccio, a divertirsi e bere con lui. Caterina ha imparato a vivere alla giornata, senza grandi preoccupazioni e senza farsi venire il sangue amaro. La commedia finisce con un famosissimo monologo di Caterina, che si rivolge alle altre donne dicendo che il dovere di una buona moglie è divertirsi e spassarsela insieme al marito e che un regime di sostanze psicotrope piuttosto rigido aiuta a tenere la mente flessibile e a far perdurare l’amore.

 

La bisbetica domata di William Shakespeare /// Il Grande Lebowski scritto da Joel e Ethan Coen, diretto da Joel Coen

Beatrice Gambogi

Attrice, scrittrice, modella, cantante, presentatrice, insegnante, fotografa, blogger, influencer, performer, minipimer… in cerca di un lavoro serio.

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