Dove si trova:

Nel nord est dell’India, non troppo distante dal confine col Bangladesh, in quello che si chiama Bengala occidentale. Le coordinate geografiche sono: 23° 42′ 07 N, 86° 24′ 45 E

Come ci si arriva:

Meglio di quanto possiate immaginare, ma non proprio a portata di mano. Predete un aereo per Calcutta (India). Da lì risalite verso nord sull’A19 in direzione Godimbpur, dove avrete la premura di uscire allo svincolo con la A18, direzione Dhanbad. A Dhanbad prendete la Statale 12 in direzione di Jharia. Fate attenzione alle buche e ai convogli carichi di preziosi minerali, ma guidati con disattenzione anche sulle curve più impervie.

Breve storia di Jharia:

Non sappiamo quando sia stata fondata e da chi, ma nell’ottocento, sotto il dominio britannico, venne scoperta una vasta area carbonifera di circa 260 km quadrati che se ne stava lì solo per essere sfruttata a dovere, così da dare ai coloni vasti margini di guadagno grazie alla manodopera locale. La città di Jharia, come altri piccoli paesi nei

(AP Photo/Kevin Frayer)

dintorni, sfortunatamente si trovava esattamente sopra l’immensa distesa di carbone, così che quando nel 1916 scoppiò il primo incendio dentro alle miniere, gli abitanti del luogo pensarono che avrebbero potuto avere inverni più caldi grazie al miracoloso riscaldamento del sottosuolo. Finché l’incendio rimase contenuto, i Jhariesi non si lamentarono più di tanto, ma quando nel 1973 l’azienda Bharat Coking Coal Ltd (BCCL) decise di dare avvio ad una operazione su larga scala di estrazione a cielo aperto seguendo tecniche più moderne e veloci, allora i cittadini locali cominciarono a preoccuparsi, dal momento che l’afflusso d’aria all’interno delle gallerie delle miniere e delle varie vene carbonifere fece divampare più di 80 incendi sotterranei di smisurate dimensioni, capaci di aprirsi grandi crepe in cui sprofondano persone e case, con fiammate che raggiungevano improvvisamente anche i venti metri di altezza.

Danni:

Dal punto di vista economico è abbastanza difficile eseguire un calcolo preciso delle perdite che questo incendio centenario ha causato, dal momento che si tratta di una miniera dai confini non perfettamente delineati, ma gli ingegneri indiani hanno stabilito che sono andate letteralmente in fumo circa 37 milioni di tonnellate di carbone, mentre 1,4 miliardi di tonnellate sarebbero tuttora inaccessibili.

Si potrebbe dire che niente sia importante come la salute, ma i circa cinquecentomila abitanti della zona scoppierebbero a ridere, perché i fumi derivanti dalla combustione dei carbonfossili sono tra i più nocivi per l’essere umano. Jharia si prospetta come uno dei luoghi più simili all’immaginario dantesco dell’inferno: fiamme che escono dal suolo, crateri che si spalancano improvvisamente, una perenne nebbia di esalazioni puzzolenti e inquinanti, lavoratori sottopagati, sofferenze, malattie, povertà.
Se qualcuno si domandasse come mai gli abitanti della zona non se la diano a gambe levate, costui dovrebbe riflettere un attimo sulle variegate possibilità di impiego che la società garantisce ad un individuo povero e per lo più analfabeta. A Jharia viene sacrificata la salute in nome di uno stipendio, ma si tratta pur sempre di uno stipendio. Così il consiglio che ci sentiamo di dare a tutti i disoccupati italici è che se non ne possono più di finti contratti, lavoretti a chiamata, a nero, a niente tanto per far curriculum, promesse elettorali populiste e via dicendo, ecco potreste ponderare Jharia come nuova occupazione da incubo, anche se le tasse continuereste probabilmente a pagarle qua in Italia. Insomma, anche se continuiamo a sognare un mondo migliore, un vero e proprio suicidio.

Ferruccio Mazzanti

Nato a Firenze nel 1983. Ha studiato Filosofia. Lavora con gli studenti americani. Percepisce le cose in modo destrutturato. Ha fatto tanti, differenti lavori, alcuni anche strani, altri proprio normali. Fondatore di Infugadallabocciofila.it e Ilmondooniente.com. Molte collaborazioni con riviste italiane. Appassionato di Letteratura, Cinema, Filosofia, Sport, Malattie Mentali, Sociologia, Crittografia e Donne, cerca di tirar su uno stipendio per viaggiare e leggere. A volte ha paura di morire, come tutti d’altro canto. Altre volte invece si sente immortale. Ascolta musica. Annusa le cose e vi saluta sempre scuotendo la mano aperta.

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