Avete presente Jacob Grimm?

Il Grimm dei famosi Fratelli Grimm. Sì, quello di Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Hansel e Gretel, Raperonzolo, Pollicino, di Cenerentola, eccetera. Non c’è bambino cresciuto in questa porzione di mondo che non abbia mai letto o quantomeno sentito, captato per vie traverse una delle fiabe dolci-amare di Jacob e Willhelm. Noi ce li ricordiamo per le Fiabe del focolare, ma se vi dicessi che quella di scrittori era soltanto una delle attività che svolgevano? Infatti, meno noti al pubblico di non addetti ai lavori, sono i contributi dei due scrittori tedeschi alla linguistica storica e alla dimensione della germanistica. I due fratelli non hanno solamente plasmato sogni, percezione del bene e del male, formae mentis di adulti e bambini, ma sono stati anche gli iniziatori di un grandioso progetto protrattosi per ben 120 anni, quello del Deutsches Wörterbuch, il più grande dizionario della lingua tedesca, tutto improntato sull’origine dei vocaboli registrati, con una Germania sullo sfondo ancora frastagliata e frammentata in tanti piccoli stati.

Il nome di Jacob, per giunta, è accostato persino a quello di una legge: la Legge di Grimm (di Rask-Grimm, per la precisione). Grimm si dedicò allo studio del consonantismo delle lingue germaniche, definendo la cosiddetta Prima rotazione consonantica secondo l’ottica storico-comparativa che imperava all’epoca. Per poter capire meglio facciamo adesso un piccolo passo indietro.

La lingua madre

Le Campagne napoleoniche e il dominio coloniale dell’Inghilterra sull’India avevano messo in luce come lingue ben diverse e geograficamente lontane tra loro presentassero tratti in comune. Ciò condusse linguisti e studiosi a ipotizzare l’esistenza di un’unica lingua madre di cui non si hanno effettive testimonianze: l’indoeuropeo, ricostruita a posteriori proprio sulla base delle analogie riscontrabili tra i vari idiomi messi a confronto, pratica che costituisce quindi il nocciolo dello stesso metodo storico-comparativo. Tra i vari mutamenti a cui la “lingua madre” era stata soggetta e che avevano portato alla nascita di tante “lingue figlie”, il cambiamento che suscitava maggiore curiosità da parte dei linguisti era quello fonetico. Esso pareva presentarsi non in maniera casuale, bensì secondo una certa sistematicità, che poteva pertanto essere incasellata in una vera e propria legge. Grimm dunque, da conoscitore del sanscrito, lingua considerata più vicina di tutte all’indoeuropeo, stilò una tavola di corrispondenze che fissa i mutamenti delle consonanti dall’indoeuropeo al protogermanico, quest’ultima considerata l’antenata di tutte le lingue germaniche (tra cui tedesco, inglese, olandese, svedese, danese, finlandese, frisone, yiddish, citando le più note). Sulla stessa scia, Grimm ha partorito anche la legge della Seconda rotazione consonantica, che si concentra invece sulle mutazioni dell’alto tedesco (diffuso cioè nel sud della Germania, in Austria e in Svizzera, l’aggettivo “alto” si riferisce pertanto alla presenza di catene montuose) rispetto alle altre lingue germaniche.

Senza scendere troppo nei dettagli, che andrebbero a scomodare termini tecnici che necessiterebbero di ulteriori spiegazioni, possiamo però essere ben certi del valore degli studi di Jacob. Nonostante l’approccio storico-comparativo sia ormai superato, le leggi di Grimm rappresentano ancora un cardine nell’ambito della linguistica storica, oltre che l’ennesima pietra preziosa scaturita dallo scrigno-Germania.

Chiara Trombetta

Chiara Trombetta è nata a Sora (FR) il 16 aprile del ‘95. Laureanda in Mediazione linguistica e culturale, scrive racconti e poesie. Legge fino a friggersi i bulbi oculari e spera di poter viaggiare tanto da sentire i crampi ai polpacci. Sorrisi, pallore e paranoia.

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