Viale Talenti è un viale lungo e luminoso, un tempo infestato da un epidemico traffico tra Scandicci e Firenze, oggi ben più libero grazie alla linea 1 della tranvia, faticosamente costruita dopo prolungati mugugni dei fiorentini. Questa popolazione è famosa per il lamento e l’arroganza e il narcisismo: pensano di essere al centro del mondo e in un vasto regno che fa buca, così che ogni qualvolta alcuni aspetti della loro vita non concordino con le loro aspettative cominciano a borbottare nei loro salottini bene. E si parlano alle spalle. E si vantano di aver mosso un dito.

Di certo rientra tra codesti borbottii polemici anche quel lamento che si scagli contro la fiorentinità stessa, producendo così uno stallo di proporzioni epiche dove tutti si lamentano e dove tutti non possono lamentarsi.

D’altro canto Firenze è una città di una certa bellezza, dunque non ci soffermeremo neanche un secondo di più ad analizzare il suo centro così allegramente ucciso dal turismo, ma andremo appunto su Viale Talenti, terra di nessuno e piatto luogo di passaggio.

Se di notte un certo fascino del posto abbandonato sollazza il guidatore solitario nella sua vettura verniciata, di giorno il lungo e diritto viale mostra tutta la sua transitorietà. È come una lunga freccia che ci indichi la direzione per uscir fuori e nulla più. E proprio poco prima che il viale finisca sulla salvifica Fi-Pi-Li potrete trovare un sottopasso nel cui punto più basso e oscuro, sulla sinistra, dopo la curva delle rotaie della tranvia, si cela una delizia narcisistica per ogni aspirante suicida: una specie di piccolo e inviso spiazzo dove potrete sedervi per ore ad osservare le automobili sfrecciare senza che nessuno vi degni di uno sguardo.

Non sono molti i luoghi capaci di garantirci l’invisibilità, ma lì scomparirete dentro ad un magnifico angolo in grado di rendervi cupe fantasmagorie, data la poca attenzione che i guidatori mettono nell’osservare il mondo circostante. Se siete il tipo di suicida vittimistico, il luridume generale del luogo, così pieno di morchia e bottiglie di plastica, vi rallegrerà quanto basta per farvi capire che sta per giungere il tanto agognato momento.

Troverete una sorta di piccola e vuota cava nera. Il suicidio che consigliamo in questo caso è una revolverata in testa. Sparatevi senza precauzioni nel punto dove la vitale popolazione di ratti potrà trovarvi con una certa facilità. Sarà così che scoprirete la vera, altra, nascosta faccia di Firenze.

Ferruccio Mazzanti

Nato a Firenze nel 1983. Ha studiato Filosofia. Lavora con gli studenti americani. Percepisce le cose in modo destrutturato. Ha fatto tanti, differenti lavori, alcuni anche strani, altri proprio normali. Fondatore di Infugadallabocciofila.it e Ilmondooniente.com. Molte collaborazioni con riviste italiane. Appassionato di Letteratura, Cinema, Filosofia, Sport, Malattie Mentali, Sociologia, Crittografia e Donne, cerca di tirar su uno stipendio per viaggiare e leggere. A volte ha paura di morire, come tutti d’altro canto. Altre volte invece si sente immortale. Ascolta musica. Annusa le cose e vi saluta sempre scuotendo la mano aperta.

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