“Il piccolo genio” di Claudia Muscolino 

Racconto pubblicato sul numero 40 “Il potere delle donne”

(Fotografia di Ilaria Cerutti)

 

All’età di undici anni frequentavo la quinta liceo e i miei compagni di classe mi prendevano in giro perché ero un bambino catapultato in un mondo di semi – adulti. Un fottuto enfant prodige!

Conoscevo, oltre all’italiano ben cinque lingue: inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese. Me la cavavo bene con il giapponese e parlavo e scrivevo fluentemente in greco antico e latino. Conoscevo i calcoli differenziali, avevo dimestichezza con i frattali, in meno di un’ora leggevo e memorizzavo un testo di cinquecento pagine: insomma, un Dottor Reed in miniatura, senza averne la grazia androgina e la soavità.

Infatti ero alto circa un metro e quarantacinque centimetri, pesavo cinquantacinque chili, indossavo occhiali spessi per la miopia. A due anni ero stato operato per labiopalatoschisi e ne portavo i segni. 

Facile bersaglio per tutti. 

Un bel giorno, però, successe qualcosa di insolito. Sara era la ragazza più bella della classe con  capelli castani ricci, occhi a mandorla e due lunghissime gambe venne a cercarmi. Tutti i maschi le sbavavano dietro. Io ero troppo piccolo per sentire le loro pulsioni, ma quando pensavo a lei che si spogliava per andare a letto o per fare una doccia, sentivo come se mille formiche camminassero svelte dentro le mie mutande. Lei aveva questo potere su di me.

Per farla breve, si avvicinò a me durante l’ora di educazione fisica: mi avevano steccato un dito perché avevo preso male il pallone durante la lezione di pallavolo. Ero costretto a rimanere tutto il tempo seduto su una panca accanto al professore, a sopportare il rumore del suo fischietto. 

Sarà aprì per un quarto la porta e mi fece cenno di avvicinarmi. Tutti se ne accorsero e cominciarono a ridacchiare. L’insegnante di educazione fisica fischiò forte e urlò a tutti di continuare a giocare, poi mi diede il permesso di uscire. Così mi alzai a testa bassa e raggiunsi la mia compagna di classe alta trenta centimetri più di me. Lei mi sorrise e mi chiese se volevo prendere qualcosa alla macchinetta che era lì, nel corridoio. Le risposi di sì e lei mi disse di scegliere quello che volevo, così presi una tavoletta di cioccolata e lei un caffè.

Mentre masticavo la mia cioccolata, lei si sedette accanto a me, mentre tutti quelli che passavano ci guardavano con occhiate di scherno e si davano di gomito.

Io non sapevo bene cosa fare: avrei voluto grattare via le formiche che correvano ma non stava bene farlo davanti a una ragazza. Così mi imposi di pensare a qualcosa di triste e davanti a me si parò l’immagine dello sguardo che aveva il mio cane quando papà l’aveva portato dal veterinario per  l’ultima volta. Le formiche sparirono di colpo.

«Sai, tu sei molto molto bravo in tutte le materie. . .» cominciò Sara carezzandomi distrattamente il braccio destro.

«Ti ringrazio» risposi con la bocca piena di cioccolata.

«Ecco, potresti mettere la tua bravura al mio servizio e magari anche aiutare altri.»

«Aiutare te e gli altri? Come? Ripetizioni?»

«Ahahah! Ma no sciocchino!» rise passando una mano tra i miei capelli.

«E allora come?»

«Non preoccuparti, ci guadagnerai anche tu, ma sarà molto meno faticoso delle ripetizioni!» continuava a sorridermi «sei il cocco di tutti i professori. Sanno che sei un genio e che non hai bisogno di niente per cui non ti sospetteranno mai e guadagnerai bene!»

«Guadagnerò cosa?»

Lei scoppiò a ridere ancora più forte e lanciò all’indietro la sua bella testa; i bottoni della sua camicetta si tesero pericolosamente e cominciai a sudare. 

«Ti pagheremo per tutte le verifiche che ci passerai già fatte. Io mi impegno solennemente a darti anche qualcos’altro oltre ai soldi. Ci siamo capiti, vero?» mi fece l’occhiolino. 

Mi asciugai la fronte con la manica della camicia cercando di ignorare le formiche che avevano ricominciato a correre. 

«Sei un ragazzo speciale! Ti ammiro tanto» aggiunse Sara accarezzandomi lentamente la guancia: in quel momento mi sentivo completamente irretito. Ero vittima del suo incantesimo. 

«Cerca di scoprire il testo del nuovo test di algebra e se ci darai le soluzioni, ognuno di noi ti darà mille lire» fece scivolare una mano sulla mia coscia «e poi vedrò cosa darti in più. . .» mi sussurrò all’orecchio. Poi si alzò e se ne andò mentre io cominciavo a sentirmi perduto dietro ai suoi fianchi stretti nei jeans chiari.

Mi asciugai le mani sudate sui pantaloni. Per lei avrei fatto tutto anche gratis, ma per gli altri no. Dopo tutte le umiliazioni che mi avevano inflitto – pensai – restava il fatto che avevano bisogno del mio aiuto e questo mi faceva sentire potente: mi immaginavo di vederli strisciare ai miei piedi e supplicarmi di aiutarli a scampare dalla bocciatura e dagli esami di settembre. Io li guardavo dall’alto in basso, seduto su un trono con accanto Sara in bikini, che mi sventolava con un enorme ventaglio. Perso nella mia fantasticheria andai a sbattere contro la Professoressa Venturelli, l’insegnate di matematica. 

«Mi scusi tanto Professoressa!» borbottai arrossendo.

«Sempre la testa tra le nuvole, eh? Ricordati che bisogna sempre guardare dove si mettono i piedi, altrimenti si rischia di cadere. Pensavi a qualche calcolo differenziale?»

Decisi di cogliere la palla al balzo.

«No, no. Pensavo soltanto al prossimo compito di matematica. Sono un po’ preoccupato.»

«Tu? Dovrebbero essere i tuoi compagni a preoccuparsi.»

«Ma lei ci ha spiegato tanti argomenti nuovi ultimamente. Io non so se riuscirò a studiare tutto in tempo!»

«Sciocchezze. Tu riuscirai a far tutto senza problemi, ma se davvero sei così preoccupato, per stavolta, farò un’eccezione e vedrò di aiutarti. Deve rimanere tra noi, però!»

Questa sì che era una dimostrazione di potere e fiducia: un po’ mi dispiaceva ingannarla. Solo un pochino, perché  Sara aveva un ascendente molto più grande di quello della Professoressa.

Seguii la Venturelli nella sua stanza. Rimasi davanti alla scrivania mentre lei tirava fuori una chiave dalla borsa e apriva un cassetto.

«Sei un bravo figliolo, un alunno modello, anzi di più: un vero piccolo genio! E sei anche educato, leale e rispettoso. Ti meriti un aiuto» così dicendo mi porse un foglio con gli esercizi per il compito. Mi bastarono trenta secondi netti per memorizzarli. 

«Grazie, grazie infinite Professoressa.» dissi mentre le restituivo il prezioso foglio di carta. 

Lei mi fece un largo sorriso rugoso: somigliava alla tartaruga che zia Clara teneva in giardino. Salutai rispettosamente e uscii. Nel pomeriggio dedicai un quarto d’ora alla soluzione degli esercizi e il giorno seguente, trascritti in bella copia, li portai a Sara. Avrei dovuto chiedere i soldi prima di consegnarli, ma ero troppo giovane e ingenuo; inoltre lei mi portò dentro lo stanzino dove stavano le scope e i detersivi. Nel buio prese le mie mani per appoggiarle sul golfino che indossava e potei toccare i suoi seni. Ebbi la prima vera erezione della mia adolescenza. Lei era già scivolata via, svelta come un gatto. 

Naturalmente il compito andò bene a tutti, con grande stupore della Venturelli. Mi diede una lunga occhiata interrogativa mentre passava tra i banchi a consegnare i risultati, e io feci finta di guardare fuori dalla finestra per non incrociare il suo sguardo. 

Passò una settimana e dei soldi promessi neanche l’ombra. Forse non avevo tutto il potere che pensavo. Un pomeriggio presi il coraggio a quattro mani e aspettai Sara all’uscita delle lezioni. 

Lei non mi vide nemmeno: era appiccicata a Giampaolo, il più bello della scuola. Si avviarono verso lo scooter e io li seguii con passo incerto. Quando mi resi conto che se non avessi tirato fuori la voce lei se ne sarebbe andata, urlai il suo nome.

Lei si guardò attorno: finalmente mi vide.

«Oh! Guarda chi c’è! Il nostro piccolo genio. Ciao tesoro vado di fretta». Era salita a bordo e si stava infilando il casco.

Mi avvicinai ancora di più. Loro due ridacchiavano e io tremavo come una foglia per la tensione e la rabbia: per lei ero stato solo un ragazzino da fregare.

«Si può sapere cosa vuoi? Io ho da fare. Vai dalla tua mammina, vai», aveva smesso di ridere e mi guardava con uno sguardo arrogante che non le avevo mai visto prima.

«Che fai mostriciattolo?» disse lui. Si sentiva potente, superiore a me solo perché era bello e aveva accanto la ragazza più sexy di tutte.

Lo ignorai e mi rivolsi direttamente a Sara.

«Voglio i miei soldi, quelli che mi avevi promesso se avessi passato a tutti il compito di matematica!»

Impallidirono entrambi.

«Shhhh! Sei matto? Abbassa la voce!» aveva parlato Giampaolo.

«I soldi? Io non ti avevo promesso niente!» rispose lei «ti avevo assicurato che ti avrei dato un regalo speciale e te l’ho dato, giusto? Ora siamo pari.»

«Sei una bugiarda! Mi avevi detto che avrebbero messo tutti mille lire a testa!» avevo urlato e qualche studente si era girato verso di noi.

Giampaolo accese il motore e partì sgommando, e io rimasi lì a guardarli sparire oltre il cancello del liceo. 

Mi sistemai gli occhiali sul naso: dopotutto ero solo un bambino e mi avevano fatto fare una brutta cosa. Per colpa loro avevo tradito la fiducia della Professoressa Venturelli e dei pochi compagni che si impegnavano seriamente. 

Se volevo vendicarmi non mi restava altra scelta se non quella di appellarmi a chi aveva un potere più grande del mio; qualcuno che avrebbe creduto alla mia buona fede, all’innocenza del piccolo genio.

Rientrai dentro la scuola e andai dritto verso l’ufficio del Preside.

 

 

Claudia Mascolino è nata a Firenze, laureata in Scienze Politiche, funzionario della Pubblica Amministrazione. Ha sempre coltivato una profonda passione per la poesia e la letteratura. Nel 2012 ha pubblicato la prima raccolta di poesie Il Drago e le nuvole. In seguito agli spunti offerti da un corso di scrittura creativa, ha cominciato a dedicarmi alla narrativa e il suo primo racconto è stato pubblicato nella raccolta Tagli 33 scritture, curata da Marco Vichi. L’opera di narrativa A casa per Natale e racconti per tutto l’anno è stata tra i vincitori del premio letterario Città di Murex 2016 nella categoria inediti. Ha partecipato con poesie e racconti a varie antologie. La sua pubblicazione più recente è la silloge Carichi dispersi, Edizioni del Poggio, 2017. 

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