Franca Viola di Maria Fabia Simone

Scritto pubblicato sul numero 40 “Il potere visto dalle donne”

(Fotografia: Studies about myself #3 di Germana Stella) 

 

Coraggio. Stamattina ho pensato che se potessi disegnarlo avrebbe il volto di Franca Viola. I suoi lineamenti delicati ritratti in una foto in bianco e nero e la profondità di quegli occhi la cui intensità non riesce a celare il dolore di ciò che sono stati costretti a guardare.

Il male, la brutalità, l’orrore.

Eppure quegli stessi occhi non si sono mai abbassati, hanno continuato a guardare fisso davanti a loro per non cedere all’abisso in cui le ferite dell’anima ti possono trascinare, impedendoti di risalire.

E i giorni in balìa di un mostro e dei suoi istinti primordiali non sono ferite, sono squarci sul corpo e nel cuore.

Lo stesso cuore che Franca non ha mai smesso di ascoltare, nonostante graffiasse dentro di lei. Nonostante si stringesse in una morsa che solo lei riusciva a sentire. Nonostante si fosse bloccato, congelato, rimasto sospeso a quegli attimi in cui aveva smesso di essere una persona per diventare un mero oggetto, una scatola vuota.

Ma lei ha resistito e quello stesso cuore che faceva male, lo ha seguito, lungo la strada della giustizia, una strada tortuosa e solitaria, lontana dalle convenzioni e convinzioni di allora, da una mentalità arcaica e misogina che si preoccupava più di lavar via l’offesa della verginità oltraggiata – e che ciò fosse accaduto con la violenza poco importava – che di offrire alla vittima una protezione, uno scudo da colui che si era reso colpevole di un crimine così spietato.

Franca non ha ceduto, senza esitazione si è consegnata alle conseguenze della sua decisione di rompere il silenzio e andare contro un sistema. Non ha avuto bisogno di pensarci, la scelta per lei era una sola, anche se questo significava scavare quotidianamente dentro se stessa, o meglio, dentro i pezzi di se stessa perché uno stupro ti disintegra: prima eri una donna intera, dopo invece ti trasformi in frammenti da raccogliere e rimettere insieme per tentare di tornare a essere non un corpo, ma una persona viva.

È così che immagino si sia sentita Franca Viola dopo la sua prigionia e le violenze subite.

In quei giorni tra il 1965 e il 1966 non si è lasciata sopraffare dalla paura, malgrado un contesto dominato da regole maschiliste e patriarcali. Anzi, si è appropriata di un diritto, il diritto di difendere se stessa, la sua dignità e la sua libertà di scelta. E non ha atteso che qualcuno, dall’alto, le riconoscesse quel diritto perché la giustizia non poteva essere tale se si fondava su un articolo del codice penale che faceva del matrimonio uno strumento per estinguere il reato di violenza carnale.

In Franca infatti era germogliata la consapevolezza che quel sistema, che tutti accettavano, aveva qualcosa che non andava. I suoi ingranaggi, deve aver pensato, erano stati montati appositamente storti da qualcuno che aveva deciso di esercitare un potere che aveva il sapore della negazione della donna come soggetto titolare di diritti.

Così lei, con la sua scelta di dire no alle nozze riparatrici, ha rotto i pezzi che tenevano insieme quel sistema – la paura, il senso di vergogna, l’ipocrisia,  la rassegnazione, l’ignoranza – li ha stretti forte e li ha sbriciolati tra le sue mani. E come sabbia, li ha seminati lungo le strade del suo piccolo paese di provincia, a testa alta, senza mai voltarsi indietro.

Con coraggio.

 

Maria Fabia Simone è nata nel 1983 a San Giovanni Rotondo (FG), si è laureata in Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna e in Studi Europei presso Sciences Po Strasbourg. In Francia, presso l’Università di Tolosa, ha inoltre conseguito un Master in Relazioni Internazionali e Politiche di Sicurezza.  Dal 2005 al 2010 ha vissuto all’estero (Francia, Belgio, Irlanda, Grecia, Stati Uniti) per compiere i suoi studi e svolgere tirocini presso le istituzioni europee e le organizzazioni non governative. Nel 2006 ha lavorato come assistente parlamentare al Parlamento Europeo e, dal 2010, dopo essere rientrata in Italia, ha rivestito ruoli professionali in diversi settori, quali l’immigrazione, la progettazione europea e la comunicazione.  Dal 2016 al 2017 ha seguito a Roma il corso di scrittura creativa “Nonameslab” partecipando alla stesura collettiva di un romanzo. Attualmente vive a Roma.

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