Germania, XVI secolo. L’imperatore è disperato: le sue terre sono devastate da una banda che, a bordo di velocissimi carretti, attacca le carovane di passaggio per rubare la merce trasportata. Le guardie non sono mai riuscite a prenderli; i loro carretti sono troppo veloci, frutto di una sofisticata tecnologia sconosciuta agli ingegneri imperiali. I mercanti minacciano di non commerciare più in quelle zone. Si pensa che la banda possa essere collegata alle corse clandestine di carretti. L’imperatore chiede a Wagner, la sua guardia più cazzuta, di infiltrarsi nel mondo delle corse per indagare dall’interno; Wagner accetta.

Il leader carismatico delle corse di carretti è Johann Faust. Per stabilire un contatto con lui, Wagner inizia a frequentare la sua locanda, mostrando interesse per le corse. Gira voce che di lì a poco si terrà una gara. Wagner vuole partecipare, con la speranza di entrare nelle grazie di Faust. La gara, un testa a testa tra Faust e Wagner, viene vinta da Faust, ma Wagner adesso è degno della sua attenzione. Quando arrivano le guardie c’è un fuggi fuggi generale, Faust sta per essere acciuffato, quando Wagner lo trae in salvo col suo veloce carretto. Questa scena fondamentale rappresenta l’inizio dell’amicizia tra Faust e Wagner, che da qui in poi godrà della fiducia del carismatico pilota.

L’essere stato quasi beccato porta Faust a riflettere sulla sua vita; ne deriva un celebre soliloquio in cui, stanco dei rischi del mestiere, decide di richiedere la protezione del maligno. Evoca un demone, Mefistofele, e gli propone un patto: per 24 anni Faust lo avrà al suo servizio e alla fine di questo tempo si donerà anima e corpo al demonio. Il patto viene accettato e firmato col sangue (AB negativo; i registi pignoli ci tengono, a certe cose). Da adesso per 24 anni, Mefistofele sarà visibile solo da Faust e al suo completo servizio.

La prima cosa che Faust chiede al demone è di sbarazzarsi dei cugini Robin e Dick, suoi acerrimi rivali nelle corse. Mefistofele fa sì che i due vengano individuati come  colpevoli degli assalti ai mercanti e arrestati. Wagner sa che non sono loro i responsabili e lo dice ai suoi capi, ma loro decidono comunque di giustiziarli, perché sono parecchio antipatici. Wagner continua le sue indagini e inizia a sospettare che a fare gli assalti siano proprio Faust e i suoi amici. Non ha prove concrete, ma l’imperatore ha fretta e mette Wagner sotto pressione. Wagner si fa più incalzante; dice a Faust che sa benissimo che tutta la sua ricchezza non può venire soltanto dai proventi della locanda e da qualche gara di carretti vinta. “Non so dove sei invischiato, ma voglio ficcarmici dentro anch’io”. Faust sceglie di fidarsi; dice che è pronto a far entrare Wagner nei suoi affari, ma prima vuole vedere come se la cava alle gare Vanholt.

Le gare Vanholt sono gare legali di carretti che si svolgono tutti gli anni nelle terre del duca Vanholt, a cui partecipano carrettieri da tutta la Germania. Faust chiede a Mefistofele di fargli vincere le gare a cui parteciperà e il demone lo accontenta, sabotando i carretti dei suoi avversari. Una notte, Wagner intercetta una conversazione di Faust con i suoi amici: stanno andando ad assaltare una carovana. Le terre di Vanholt sono troppo lontane dalla sede delle guardie imperiali, quindi Wagner deve agire da solo. Segue la ghenga a distanza, ma il vantaggio è troppo e quando Wagner raggiunge Faust, lo trova solo, a contare delle monete d’oro. Wagner tira fuori la spada d’ordinanza e confessa a Faust di essere uno sbirro e di doverlo arrestare.

Faust chiede aiuto a Mefistofele: anche se si sente tradito, non vuole che venga fatto del male a Wagner. Mefistofele manipola la volontà di Wagner, che, un po’ intontito, ripone la spada e dice a Faust che non lo denuncerà, a patto che lui smetta di assaltare le carovane. Faust lo ringrazia annuendo; Mefistofele dice “Col cazzo che smettiamo”, tanto Wagner non può sentirlo. Le strade dei due ex amici si dividono, forse per sempre; Faust, deluso e sollevato al tempo stesso, esce da un lato e Wagner, che pensa di aver fatto una cazzata ma non sa quale, esce dall’altro, nel finale che molti critici hanno descritto come “il più commovente della storia del teatro”.

La tragica storia del dottor Faust di Christopher Marlowe /// Fast and furious scritto da David Ayer e Erik Berquist, diretto da Rob Cohen

Beatrice Gambogi

Attrice, scrittrice, modella, cantante, presentatrice, insegnante, fotografa, blogger, influencer, performer, minipimer… in cerca di un lavoro serio.

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