Molti si domandano cosa ci sia tra Mosca e Vladivostok. In territorio Russo, al confine tra Mongolia, Cina e Kazakistan, in quella vasta regione da brividi che chiamiamo Siberia, sorge una metropolitana dai 2° centigradi di media annua: splendore di tutti gli snodi ferroviari e autostradali, in tutta la sua monotona vivacità: Barnaul.

Nessuno sa con certezza perché dovreste andarla a visitare, neanche i suoi 635.530 abitanti. Per raggiungerla dovreste farvi un volo di circa quattro ore e passa (se il pilota non è ubriaco) da Mosca o alternativamente 193 chilometri partendo da Novosibirsk su assurde strade piene di camionisti col senso dello humor tipico delle steppe. Durante l’inverno potrebbe essere un tipo di suicidio alternativo. In mezzo un affascinante, solare, glaciale nulla, che per alcuni ha un che di metafisico, per altri è una invocazione alla morte.

La struttura a falansterio delle abitazioni di Barnaul dona quel tipico tocco stalinista che tanto bene fa al nostro animo. La principale attrazione della cittadina, a quanto dicono, è il nulla, che gli abitanti osservano con devozione tutte le sere stroncandosi letteralmente con una roba trasparente che chiamano Vodka, ma che potrebbe essere benzina o trielina o benzodiazepina o penicillina. Di solito lo fanno in simpatici barroccini sulla strada o in locali sotterranei. Camminate a testa bassa per le gallerie che connettono i vari blocchi abitativi, fumando una sigaretta nel vento, che arriva non si sa come ovunque. Non pensate troppo alle incredibili, indicibili, inenarrabili ragazze russe: dietro ai loro sorrisi si nasconde sempre il sogno di una fuga matrimoniale. Non vogliono divertirsi. Tutti quanti a Barnaul vogliono solo dimenticare il passato.

Di una disperante facilità perdersi nelle grosse e non diversificate strade di questa città. Un buon modo per orientarsi potrebbe essere prendere come punto di riferimento il fiume Ob’, nero anche quando ghiaccia. Se vi aspettate di trovare bambini pattinare allegramente come in una poesia di Pasternak, potreste essere sulla buona strada per la delusione.

Tutto questo per dire che non dovrete neanche faticare per inventarvi un buon modo per morire: vi basterà uscire la sera, bere qualche bicchiere tra gli allegri mutismi dei Barnaulesi e provare a tornare a casa. Sarà impossibile. Congelerete lentamente a partire dal cuore, trasformandovi in uno strano, ambiguo obelisco.

La gioia, la gioia, la gioia, questa gioia di vivere che non ci abbandona mai, mai, mai.

Ferruccio Mazzanti

Nato a Firenze nel 1983. Ha studiato Filosofia. Lavora con gli studenti americani. Percepisce le cose in modo destrutturato. Ha fatto tanti, differenti lavori, alcuni anche strani, altri proprio normali. Fondatore di Infugadallabocciofila.it e Ilmondooniente.com. Molte collaborazioni con riviste italiane. Appassionato di Letteratura, Cinema, Filosofia, Sport, Malattie Mentali, Sociologia, Crittografia e Donne, cerca di tirar su uno stipendio per viaggiare e leggere. A volte ha paura di morire, come tutti d’altro canto. Altre volte invece si sente immortale. Ascolta musica. Annusa le cose e vi saluta sempre scuotendo la mano aperta.

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