Nella Roma papalina, Rugantino, scansafatiche quarantenne, vive di piccole truffe, architettate insieme alla fidata amica Eusebia. La loro ultima impresa -farsi mantenere entrambi da un vecchio signorotto spacciandosi per fratello e sorella- non finisce bene, dato che il vecchio, in punto di morte, non lascia loro manco un soldo. Come se non bastasse, Rugantino viene denunciato per truffa e messo alla gogna.

Durante la penitenza fa due chiacchiere con Mastro Titta, il boia. Da tempo Rugantino ha adocchiato la bella Rosetta, una procace popolana di cui si è tremendamente invaghito. Titta, sapendo che il marito di Rosetta, Gnecco, è violento e geloso, cerca di far cambiare idea a Rugantino, ma il nostro sostiene di non aver  paura di Gnecco, che a frenarlo è qualcos’altro. Dopo varie insistenze, acquisita una maggiore confidenza, Titta riesce a farsi dire cos’è questo “qualcos’altro”: Rugantino è vergine. Proprio così, quella tremenda faccia a culo non ha mai inzuppato, e per nascondere le sue insicurezze si è costruito una maschera spregiudicata e furbetta. Inizialmente Mastro Titta chiama il figlio Bojetto per sfottere il verginello; poi, preso dai sensi di colpa, decide di aiutarlo. Canzone di Rugantino sul suo passato non-sessuale: Quante volte c’ho provato ma gnau. Titta dice a Rugantino che, se metterà una buona parola su di lui con Eusebia, lui e il figlio lo aiuteranno a conquistare Rosetta.

Tornato in libertà, Rugantino convince Eusebia ad uscire con Titta; nonostante lo scetticismo iniziale, tra i due scoppia quasi subito una travolgente passione (tanto che nel secondo atto Eusebia canta Boia, com’è focoso ‘sto boia!). Aiutare Rugantino nella sua conquista, invece, si mostra più difficoltoso… Titta e Bojetto lo guidano nella scelta di vestiti migliori, gli cambiano arredamento in casa, lo costringono perfino a radersi i suoi peli scimmieschi dal petto.

Approfittando di un’assenza di Gnecco e trovata un po’ di sicurezza, dopo aver cantato Rosetta mia, speriamo che me la dia, Rugantino chiede a Rosetta di passare una serata insieme. Lei accetta e i due vivono dei momenti indimenticabili, arrivando persino al bacio. Rosetta però per il sesso vuole aspettare e Rugantino, che ha acquisito sicurezza, ma fino ad un certo punto, accetta volentieri, così ha più tempo per allenarsi.

Raccontato il tutto agli amici, loro pensano che sarebbe meglio, per Rugantino, fare sesso con altre donne prima di Rosetta, dato che la prima volta farà sicuramente schifo, ed è un peccato che sia proprio con la donna che ama. Rugantino dà loro retta e accetta un’uscita con una dama romana. Mentre si trova a spasso con questa, nella confusione della piazza, un uomo uccide Gnecco, lascia cadere il coltello e scappa via. Rugantino raccoglie l’arma, i poliziotti lo vedono e, pensando che ad ucciderlo sia stato lui, lo trascinano in carcere.

Da dietro le sbarre, Rugantino canta Uccello in gabbia. Rosetta lo va a trovare e gli dice che lo ama tantissimo, che Gnecco era un pezzo di merda e ha fatto bene ad ucciderlo, così ora non sarà costretta a passare la vita al fianco di un uomo violento. Rugantino, sentendo tutti questi ringraziamenti, non ha il coraggio di dire a Rosetta che in realtà è innocente, quindi regge la parte dell’assassino macho.

Rugantino è combattuto: da un lato potrebbe morire da uomo rude, assassino dal sangue freddo, mostrarsi persona seria dopo una vita in cui tutti lo hanno considerato un cialtrone buono a nulla; dall’altro, però, vorrebbe godersi la vita insieme a Rosetta che, essendosi dichiarata innamorata, forse gliela darà anche! Mastro Titta va a trovare Rugantino triste come non mai; essendo il boia, toccherà proprio a lui tagliare la testa dell’amico. Rugantino allora decide di dire la verità; dato che la dama romana che era in sua compagnia ha visto benissimo che non è stato lui ad uccidere Gnecco, la manda a chiamare. La donna testimonia e Rugantino viene scagionato. A questo punto c’è una bellissima scena corale con tutti i personaggi in scena che cantano e ballano sulle note di E anche oggi si tromba domani. Rugantino e Rosetta prendono in parola la canzone perché, nell’ultima scena, ambientata per l’appunto il giorno dopo, i due sono a letto e Rugantino, finalmente, dopo mille peripezie… tromba.

 

Rugantino di Garinei e Giovannini /// 40 anni vergine scritto da Judd Apatow e Steve Carell, diretto da Judd Apatow

 

Beatrice Gambogi

Attrice, scrittrice, modella, cantante, presentatrice, insegnante, fotografa, blogger, influencer, performer, minipimer… in cerca di un lavoro serio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *