Numero 29

Poesia di strada

di Gaia Tomassini

“Unico” di Domenico Giovanni Della Rocca

Mentre sale in macchina Monica deve ancora capire cosa l’ha spinta a questo gesto, così impulsivo, così senza senso, così poco da lei. Sicuramente la scintilla è stata quell’articolo letto di sfuggita dal dentista, prima del controllo di routine, ma poi?
“La felicità sta tutta scritta nei bagni in autogrill”, così iniziava l’articolo. Il giornalista proseguiva raccontando di aneddoti e ricordi della signora Barbara P., una vita passata a fare la signora delle pulizie in un autogrill appena fuori Roma. Il suo hobby era leggere e rileggere i messaggi che ragazzi e ragazze (“Ma saranno solo giovani?”, si chiedeva lei) lasciano sulle porte dei bagni.
“Giulio, sei il miele nelle mie giornate più amare”, diceva Barbara citando uno dei tanti murales, “ma ci pensano mentre sono in bagno o guidano distratti cercando l’ispirazione per una nuova poesia di strada?”.
Così Barbara aveva chiamato quelli che per tanti erano solo scarabocchi sui muri, “poesie di strada”. A Monica la definizione era piaciuta, dava allo stesso tempo conto della grossolanità di quelle scritte e dell’importanza che possedevano agli occhi dei loro autori. Non erano lavori di grande fattura, cesellati in modo maniacale per rispettare regole poetiche e schemi di rima, erano semplicemente frasi sentite che venivano abbandonate con coraggio in uno dei luoghi più pubblici e frequentati del mondo. Altro che Facebook.
La signora Barbara era stata intervistata perché stava per andare in pensione, e ormai veniva considerata quasi una celebrità tra gli operatori degli autogrill, conosciuta da chiunque avesse fatto una sosta nel “suo” autogrill romano; “Perché io mi faccio notare”…Continue reading


Feuilleton Il passaggio in macchina – parte diciottesima

di Alessandro Xenos

Episodi precedenti


“Imagination (A Tea in Lisboa)” di Bartolomeo Pampaloni.

Il lavoro in più non sarebbe stato pagato, Yakhya e gli altri della banda l’avevano capito. Sebastian e i suoi colleghi non erano tipi da rinegoziare un contratto, soprattutto con dei pischelli come loro. Avrebbero pagato 40000 euro come stabilito, punto. Sapevano che rivendendo la roba ci avrebbero comunque guadagnato quattro volte tanto. Si misero a lavoro. I due palestrati tirarono fuori tutti gli attrezzi che riuscirono a trovare in casa, nell’ordine: un pappagallo, una pinza, una chiave inglese, un martello e un cacciavite con la punta spezzata. Il più anziano li guardò con un’aria di disgusto:

– Idioti, andatemi a cercare i coltelli!, poi girandosi verso Nicolas, questi due sarebbero capaci di provare a cambiare una ruota con un cucchiaio!

Nicolas non rispose, continuò a fissarli freddamente, con le gambe accavallate e la mano destra sul bracciolo del divano. Claire gli stava accanto senza stargli veramente vicino, il suo sguardo era perso nel vuoto:  Nicolas era al corrente di tutto dall’inizio, sapeva della cocaina, della storia di Miguel Negredo, conosceva i rischi che stavano correndo…Continue reading


Cecità

di Eva Luna Mascolino

“MA | RE #25” di Roberto Pireddu¹

Era una soleggiata mattina di dicembre e Irene era ancora profondamente addormentata quando venne riscossa dalla sorella Andreina.
– In piedi, dormigliona!
Irene aprì gli occhi. Attorno a lei era ancora tutto buio, come ogni volta.
– Che ore sono? — chiese.
– Le otto e un quarto. E tu sei tutta spettinata.
Irene mormorò qualcosa, poi fece per riaddormentarsi.
Si intromise Caterina:
–  Non hai sentito Andreina? Alzati, Irene!
–  Che giorno è oggi? — domandò lei.
–  Il Giorno delle Pulizie.
Questo bastò per far alzare Irene e per farla sistemare a dovere. Mise il solito abitino ormai scolorito, verde e viola come quello di Sofia e Caterina, mentre la mamma, Andreina e Debora vestivano di grigio e arancione. La pettinatura, invece, era la stessa per tutte: i lunghi e sinuosi capelli che l’intera famiglia aveva ereditato dalla nonna venivano lasciati sciolti sulle spalle, a incorniciare il viso e a nascondere le orecchie.
A Irene quella pettinatura iniziava a stancare…Continue reading


Il colore dell’effimero

di Donatello Cirone


“La sposa” di Andrea Bondini

Si era aperto in volo come un grande aquilone bianco portato in aria da un filo invisibile, condotto dalla mano di un bimbo amato, ancora non nato. Schivava i rami senza sfiorare nemmeno le foglie con la punta delle sue lunghe penne bianche.  Sulla strada che costeggiava il fiume, con il naso all’insù, Bea ammirava quella meravigliosa creatura in silenzio. Respirava lentamente. Il freddo che scendeva dalla montagna  le premeva il viso, le faceva lacrimare gli occhi, inturgidiva i suoi capezzoli delicati, le arrossava il nasino. Fra gli alberi, a intermittenza, intravedeva quel magnifico airone bianco che con leggerezza invadeva la valle e quel bosco di bellezza, con la sua polvere magica cospargeva ogni foglia, ogni ramo, ogni tronco, ogni altra creatura di passaggio e anche gli occhi di Bea che incantata fissava il cielo.  Accanto a lei, a pochi metri dal suo piede, un passero non solitario cinguettava, sbatteva le ali, saltellava per attirare solo la sua attenzione, per beccare come aveva fatto nei giorni precedenti dalle sue mani una mollichina di pane.
Poi, proprio come era comparso, il magnifico airone bianco scomparve dietro la montagna, Bea non si accorse del passero  e passò oltre. A casa parlò un po’ con nonna Lara, giocò a ramino con nonno Smeraldo, poi guardò un film, studiò il manuale per il suo ultimo esame…Continue reading


Quella gabbia fatale chiamata felicità – Prima parte

di Ferninando Morabito

 


“Piccolo Sud #33” di Emiliano Cribari1

La felicità di oggi è un cappio stretto al collo delle novità del domani. Qualsiasi movimento faccia l’avvenire, provocherà uno stato diverso da quello del qui e ora, e la felicità di adesso svanirà nell’incertezza del prossimo momento. Anche se il domani svelasse una felicità diversa (non più grande, né più piccola: non esiste un’unità di misura della felicità), chi vive quella presente non saprà che farsene di quella futura, che sembrerà celare, ai suoi occhi, le delizie tentatrici di un malefico, infido demone.

Ma la curiosità, condanna che Dante fece pendere sulla testa dell’astuto Ulisse, continua a tendere trappole insidiose a chi cerca in essa qualcosa di più e di diverso dal gusto agrodolce della scoperta. La felicità non è infatti sua discendente diretta, e se lo sguardo al nuovo, all’ignoto, ha come fine per il curioso quello di renderlo felice, la strada della scoperta probabilmente si rivelerà accidentata all’inverosimile, spesso impraticabile, impedendo in taluni casi di ripercorrerla a ritroso, incastrando l’incauto viaggiatore in uno sterile e paludoso rimpianto.

Vi erano un tempo due giovani innamorati, immersi in un rapporto pieno e simbiotico…Continue reading


Di spade e di cavalieri

di Giampaolo Giudice

“L’Angleterre” di Camille Gandon

La storia che segue non racconta la solita sequenza di eventi.
La storia che segue non ha una morale, né un finale ad effetto.
La storia che segue è sconnessa e terribilmente concisa, perché è così che è stata tramandata.

La storia che vi racconterò parla di una principessa, di un principe e di un cavaliere.

Lei era la figlia dell’illustrissimo re di Altroquando, nobili origini e nobile futuro erano già nella sua vita.
Promessa, almeno sulla carta, all’erede al trono del regno non lontano conosciuto con il nome di Aimacaighé. Un luogo prospero ed ospitale, i cui abitanti sono sempre sorridenti e disponibili. Ma in cui è tutto già scritto, sicuro e previsto.

Le prossime righe non verranno riempite del perché e di quanto fosse bella ed ammirata la principessa.

Quel che basta sapere di lei, e ciò che più importava era la semplice innocenza di cui era intrisa.
Conservava in maniera invidiabile quell’innocenza curiosa…Continue reading


Piccola lezione introduttiva di storia nel mio frigorifero

di Iacopo Accinni


“Les enfants à table” di Jack Leone

La guerra era stata dichiarata. La contea dei vegetali non ne poteva più di essere rinchiusa e dimenticata nei bassifondi del frigorifero. Erano stati proprio i pomodori, accompagnati dai sempre fedeli pomodori datterini a farsi portavoce di un malessere ormai fin troppo evidente. Sempre la stessa storia, si lamentavano in molti ed un vociare irrequieto si era insinuato un po’ ovunque. Ci dimenticano, noi piangiamo e così marciamo, declamavano. I tempi son ora maturi per dire basta, si era infine esaltato l’unico grande pomodoro verde. È arrivato il momento di reagire. Ed è stato così che in una fredda e cupa notte d’inverno, i pomodori si sono riuniti tutti in gran segreto. Di fatti, un’armata su base volontaria era stata istituita. Piccola sì, ma ben determinata. Con fragore invocavano una qualche forma di giustizia; alcuni parlavano già di vendetta.

Il Gran Consiglio del frigorifero non era più stato interpellato da quando il Re Tartufo era morto. Nel tempo, nessun fungo champignon era riuscito ad imporsi come legittimo successore. Chi troppo ipocrita, chi troppo timoroso, tra funghi e funghetti sott’olio difficilmente si trovava il coraggio per separarsi dal gruppo. Ecco perché, nella gloriosa storia del reame del frigorifero, un Re Tartufo veniva visto come una vero e proprio dono divino, in tutta la sua rarità. Prima di tutto, la famiglia! Questo quanto iscritto sui sigilli reali. Più che un motto, una convinzione, l’essenza stessa dell’ancien regime degli champignons. Il progresso e l’inesorabile correre del tempo, dapprima solo timori, avevano imposto la parola fine. Così la dinastia era andata rapidamente perduta…Continue reading


È solo illusione che gli uccelli volino

di Ferruccio Mazzanti

“Il moto dell’animo” di Andrea Butera

Bevendo l’ennesimo

precipitano gli uccelli,

creature senz’ali

lanciate contro la gravità.

Bevendo e bevendo

il bicchiere non si svuota,

nei bar

negli angoli bui

nelle mani aperte,

il bicchiere,

il bicchiere non si svuota:

gli uccelli

precipitano giù..Continue reading


Indolence

di Laureline Loyez

 


“Officina Neukoelln” di Nicola Lonzi

Tous les jours je crève

m’ouvrir au silence;

je l’ai vécu en rêve ,

et sans me pardonner

à l’aune d’une grève

j’irai donc me jeter pour clôturer la sève

qui fait se relever les plus fous, les plus faibles.

Il n’y a pas de règle pour régler ces comptes

il n’y a pas de trêve qui compte.

compter les heures encore et encore

de plus en plus fort encore et encore…Continue reading

 

 

 


 

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