Numero 22

Tanti casti baci

 di Donatello Cirone

 

Attimi di Lina Liebe
Attimi di Lina Liebe

I primi giorni di maggio erano arrivati  insolitamente freddi e piovosi, la stazione era avvolta dall’umidità e dal silenzio, interrotto solamente dal latrare infreddolito di qualche cristo sopravvissuto all’inverno. Al binario 7 Yion dormiva raggomitolato sotto un paio di cartoni. Non tutti riuscivano a scansarlo, c’era chi, ricordando i tempi passati nella squadra di atletica lo saltava e librandosi nell’aria urlava: “Libertà”.

Al binario 5 Anna piangeva la figlia morta due giorni prima di freddo, a singhiozzi e a bassa voce ripeteva: “Non si muore di maggio. Non si muore di notte. Non si muore al binario 5.”

Fuori dalla stazione in Via Retto, alla fermata del 33, Rosa e Vincenzino urlavano, si davano baci a schiocco, si leccavano come se si dovessero lavare il viso a vicenda, lei gli infilava le mani sotto la camicia, lui si avvinghiava al suo corpo, la strattonava, la stringeva:

– Vieni qua, vieni qua!
– Sono già qua!
– Vieni qua. Vieni qua!
– Sono già qua!
– Eddai vieni qua, vieni qua!
– Oh sono già qua!
– Ah sì, scusami non me ne ero accorto!

In quei cinque minuti di attesa, la maggior parte delle persone alla fermata si allontanava. Linda e Melinda, le sorelle Piano, vomitavano ogni volta, lo facevano delicatamente, dentro una bustina nera che poi adagiavano nel cassonetto. Antonia invece li guardava carica di desiderio.

– Vieni qua bella mia!
– Sono qua bello mio!
– Ti faccio vedere io!
– Ma cosa mi fai vedere?
– Ti faccio vedere io bella mia!
– Oh, embe’ che mi fai vedere?
– Non lo so!

Salivano sul bus tenendosi la mano, incrociando le lingue, urlando, dandosi pacche sulla spalla come rugbisti eccitati. Si sedevano sempre allo stesso posto, uno di fronte all’altra e durante i cinque minuti di tragitto dalla fermata Fosso della Santa a Via Incoronata Pia Maddalena restavano in silenzio, si guardavano fissi negli occhi, non si distraevano per nessuno motivo. Cinque intensi e lunghi minuti. Alla loro fermata scendevano, si salutavano con un bacio casto e amichevole sulla guancia e si separavano:

– Buona giornata Vincè!
– Buona giornata Rosettì!
– Ci vediamo domani?
– Non lo so, secondo te ci vediamo domani?
– Boh, non lo so.


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