Numero 23

Un sorriso fra i vetri semiopachi

di Donatello Cirone


Bodega Bay, dalla serie On The Road di Bartolomeo Pampaloni

Correva, correva senza avere una meta, un posto dove andare. Quel pomeriggio Sandro portava il suo corpo verso una nuova direzione, verso un obiettivo ancora da trovare, si lasciava alle spalle case di cemento e sabbia di mare, corrose dal sale, gomiti sbucciati, lamenti e sorrisi, clacson impazziti e madri stanche, si lasciava alle spalle la sveglia mai suonata, il giardino abbandonato della signora Maura. Quel pomeriggio Sandro volevo solo correre, un Forrest senza barba, senza magia, normale. Sandro era eccezionalmente normale, altezza media, peso medio, intelligenza media. Un diploma, una laurea trovata nel Dash, un master preso con i punti carburante e una fidanzata trovata per caso.
Correva Sandro, sudava e correva, si stancava, si dimenava un altro Sandro dentro al suo petto, un altro Sandro incatenato, un Sandro crocifisso in petto che piangeva, che non aveva speranze, che non aveva voglie, che viveva per il solo gusto di desiderare la fuga. Aspettava un imprevisto Sandro anche quel pomeriggio, mentre correva, magari un legamento reciso come una rosa gialla, una caviglia slogata, una buca non vista. Un imprevisto, aspettava quello Sandro. Superò il parco dove aveva conosciuto Ernest…Continue reading


Feuilleton Il passaggio in macchina – parte dodicesima

di Alessandro Xenos

Episodi precedenti

 

Marseille et les monstres di Philippe J

Marseille et les monstres di Philippe J

Con la vista ancora annebbiata, Sebastian scese le scale a tastoni fino alla cucina, incrociando Rebecca abbassò lo sguardo per non sentire il peso del suo giudizio. La ragazza non ebbe il tempo di chiedergli spiegazioni, ma vedendolo tenersi lo zigomo con la mano comprese immediatamente l’accaduto. Sospirò come per ricacciare i cattivi presagi e riprese a tagliare la margherita appena sfornata. Da qualche mese le dispute tra Momo e Sebastian si erano intensificate diventando sempre più violente e a Rebecca era bastato origliare una breve conversazione tra i due per capirne il motivo. Fino a quel giorno aveva deciso di fare finta di niente, ma erano settimane ormai che non riusciva più a parlare con Sebastian, ne andava della tranquillità della convivenza. Lasciò la pizza sul tavolo e andò a chiedere chiarimenti a Momo. Nel frattempo Sebastian aveva già inforcato la moto in direzione della cité Polie. Aveva preso la strada più lunga per darsi il tempo di smaltire la rabbia per l’umiliazione appena subita. Avrebbe chiamato Estelle più tardi, dopo aver parlato con Ruben. La decisione non fu delle più sagge perché Estelle e Adrien avevano già raggiunto la casa di Jérôme e si apprestavano a suonare al campanello… Continue reading


non basterà una lama a tagliare

di Giuseppe Semeraro

 

MA | RE #9 di Roberto Pireddu
MA | RE #9 di Roberto Pireddu

non basterà una lama a tagliare

dalla vita quella morte

che da tempo era strada

tra le vene o nel volto

come un bagliore scuro tutto privato

dove lo sguardo s’arrende

e torna indietro negli occhi.

C’era già quell’impronta d’infinito

scolatura del midollo

in questo tempo…Continue reading


Strada provinciale 6, verso casa

di Riccardo Socci

C’era una volta – Nicola Lonzi
C’era una volta – Nicola Lonzi

 

Sarà una violenza tornarti in grembo, chiederti la culla e il bacio
su questa fronte che non ti sopporta. Sarà come annegare

risalendo i pendii verso l’oasi
che espande negli occhi il deserto
di chi arriva e varca la soglia.
E la quiete mi stordirà, l’inganno del verde e delle radici, la terra
che consuma, smaltisce, che si nutre e si cura amputandosi…Continue reading

 
 
 
 


– KINTSUKUROI 20–

di Elisabetta Giuliani(La Plume de Paris)

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Foschia di Andrea Bondini

 

Tenevi in una mano la pioggia, nell’altra il rimpianto.

Di tabacco e ricordi sapevano gli abbracci, stringevano i baci nell’impermeabile blu.

Così, amore mio,
tu tornavi da me
con le cose che aspettavo da sempre..Continue reading

 

 
 
 


Battersea Park

di Giampaolo Giudice

Tempo binario di Lina Liebe
Tempo binario di Lina Liebe

Non so cosa sia l’amore, se ne parla così tanto, ma io non lo so. E’ una parola complessa, non complicata. Piena di curve e pieghe, salite ripide e discese vertiginose insieme a vicoli ciechi e praterie sconfinate.
Credo comunque che si avvicini molto al guardarla.
Dell’amore so solo questo.
Che forse si tratta di quella sensazione di perfezione presente, come quando guardi un fiore e non vuoi coglierlo, perché il suo posto, perché la sua bellezza è nel restare lì  dov’è. Allora sì. Allora lo so; allora ho amato.
Ed ho amato ogni singola piega del suo corpo, ogni segno sulla pelle, ogni minima perfezione; perfino e soprattutto quelle che lei guardava con disprezzo allo specchio.
Tutta quella meraviglia, quella stupefacente scultura di carne imperfetta conquistò il mio stupore. Anche se la totale attenzione venne sequestrata da quel suo mondo strano ed inesplorato, tanto che ogni giorno era l’occasione di scoprirne un po’ di più.
La Shangri-La. Un’anima turchese e traslucida a passeggio per colline fiorite.
Dio, quanto splendore. Una luce mai vista, colori conosciuti e sorprendenti.
Certo, da dentro lei non riusciva a vederla. Che peccato. Non ne distingueva nemmeno i contorni, impegnata com’era nell’accanita lotta contro se stessa. E sappiamo bene come ci cambino lo sguardo questo genere di scontri quando si tratta di guardare dentro…Continue reading


Cemento blu

Francesca Ribilotta

 

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Ho sempre creduto che alcuni eventi ci formino il carattere e la mente, che alcune immagini rimangano tracciate dentro di noi per farci crescere o impazzire, che il destino ci voglia felici per alcuni momenti e la vita ci tenga ad intristirci per altri. Forse è proprio l’angoscia del ricordo che tiene nitide le immagini di quel pomeriggio di Giugno.

La sedia grigia di metallo sulla quale ero seduto me la ricordo ancora, mi sentivo scivolare a tratti mentre aspettavo il mio caffè con lo sguardo perso nel vuoto, cosciente del mio colloquio del pomeriggio, della mia ansia, della mia voglia di riuscire. Ad un tratto la vidi: camminava lenta ma decisa, con un passo che stavo forse vedendo al rallentatore, gli occhi blu si spostavano dall’asfalto ad un punto imprecisato davanti a sé, i capelli neri le oscillavano sul torace e sulle spalle, lunghissimi, il viso sottile e la pelle bianca mi illuminavano. Notai lo sguardo di chi è perduto nel mondo e che nell’immensità di ciò che ci circonda percepisce la propria piccolezza e fragilità. Ed io ero lì, sperduto nella sua immagine, nei piccoli ed intensi momenti che sgocciolavano via mentre mi passava davanti e posava gli occhi su di me,  un momento appena avvenuto e già passato. Un eternità mi era passata accanto insieme al respiro trattenuto della mia impotenza alla vista di quel viso…Continue reading