Numero 21

Tutti i particolari in cronaca

di Mara Abbafati

exit #1 di Luca Cini
exit #1 di Luca Cini

Le bucce delle uova sode erano tutte ammonticchiate davanti al piatto sul vecchio tavolo di formica. Addentò il secondo uovo e masticando a bocca piena si voltò verso la finestra. La pioggia leggera imperlava il vetro coperto dalla condensa e l’alba era bianca. Afferrò il bicchiere alto, pieno di latte freddo, e lo tracannò bagnandosi il bordo superiore delle labbra. Si alzò per spegnere la macchinetta del caffè che gorgogliava. Lo bevve amaro, in piedi, appoggiato al piano della cucina con una mano infilata nelle mutande. Erano le sei, aveva tempo, il matrimonio non sarebbe iniziato prima delle dieci, ma decise di vestirsi e uscire a piedi. Camminò lungo la ferrovia, aveva smesso di piovere, il cielo era compatto e sembrava illuminato da centinaia di neon pallidi. Arrivato al terrapieno continuò dritto, costeggiandolo, verso la zona industriale. Dalla tasca della giacca nera un foglio arrotolato sbucava per metà. Le scarpe erano coperte di fango tutt’intorno e alcuni schizzi grigiastri erano finiti sulle gambe dei pantaloni. Non si sarebbe potuto presentare alla cerimonia in quelle condizioni, ma ormai non pensava più di andarci..Continue reading

 


i melograni

rubrica di Luca Saracino

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Marta mi chiese se per il nostro appuntamento poteva estendere l’invito a un’amica. Risposi che per me non era un problema dato che fra noi non c’era niente di romantico e sperai che l’amica fosse bella..

Il ragno

La Bianchina miagola fino a che mio padre non va ad aprire la porta a vetri che dà sul cortile che sta sotto il bosco nero. Ogni sera i gatti portano a casa qualche serpente mi dice mentre abbassa la maniglia. Questa volta è morto ma bisogna stare attenti sai, a volte ci dimentichiamo la porta aperta e allora li portano anche in camera da letto oppure davanti al bagno. Per loro è come farci dei regali e ci capita di trovare un serpente a sgusciarci  tra i piedi la mattina appena alzati. Chi lo sa poi che non portino anche dei serpenti velenosi..Continue reading

 


Feuilleton Il passaggio in macchina – parte decima

di Alessandro Xenos

Episodi precedenti

MA | RE #24 di Roberto Pireddu¹

Claire le raccontò per filo e per segno tutto ciò che era succcesso da quando aveva lasciato Montpellier. Il furgoncino grigio, le risposte laconiche di Nicolas, il controllo della polizia, la reazione del ragazzo e l’inaspettata confessione che ne seguì. Si attinse ai fatti e omise i dettagli riguardanti le proprie impressioni,  come se si trattasse di un vero verbale di polizia. Arrivata in fondo si stupì della precisione del proprio resoconto. Dall’altro capo, Estelle ascoltò con attenzione senza interromperla e quando Claire ebbe finito, la ringraziò di cuore e riattaccò. La telefonata durò più di dieci minuti, ma Estelle non fece cenno alle sue ricerche. Le passò di mente. Le informazioni appena ricevute la isolarono da tutto ciò che la circondava, le persone, la musica, le auto che passavano, niente di ciò che vedeva intorno a sè riuscì a distrarla. Quando tornò in sè si accorse che Adrien le stava parlando, probabilmente da qualche minuto. ..Continue reading


L’indaco sotto i piedi

di Donatello Cirone

poi c'era lei di Lina Liebe
poi c’era lei di Lina Liebe

Cercava l’indaco quella mattina, lo cercava sul corrimano, sulle panchine di pietra, sull’asfalto freddo. Lo cercava mentre, lentamente, si portava alla bocca la solita Kinder délice.
Tutte le mattine, con lo sguardo perso verso qualcosa che nessuno poteva afferrare, mordicchiava la prima metà di quella brioche con una flemma innaturale. Labbra sottilissime nascondevano a tutti i suoi incisivi piccoli e marci. Quella prima metà restava fra le sue mani per almeno una decina di minuti, per quasi tutto il tragitto del bus, il 33, poi, come se presa da un impeto demoniaco, con un gesto fulmineo si ficcava l’altra metà in bocca spingendola in gola con forza senza masticare, senza che i denti ne toccassero la copertura nera. Ingoiava quella metà in pochissime frazioni di secondi, il tempo di un sussulto, di una foglia di quercia recisa dal vento in cerca di terra, il tempo di due mani innamorate che si sfiorano, preoccupate dal peccato. Ingurgitava quel pezzo dolce e lo depositava nel fondo del suo corpo debole, smunto.
Aveva i capelli radi, un cerchietto a pochi centimetri dall’attaccatura dei capelli la scaraventava nel fosso degli incompresi, in quella cerchia di individui che appaiano indifesi, sgraziati. Si muoveva nel mondo incerta..Continue reading

 
 
 


quale equilibrio

di Giuseppe Semeraro

Bolle di Andrea Bondini
Bolle di Andrea Bondini

in equilibrio sotto qualcosa

togliendo qualcosa al passo

un lampo per non cadere

un punto nel cervello

una fessura da tenere a vista,

per sperare sul rasoio,

che stare in equilibrio è possibile

credibile almeno..Continue reading

 


Stazione Termini

di Boris Berlioz

Casa dolce casa di Nicola Lonzi
Casa dolce casa di Nicola Lonzi

Tacchi, ciabatte, zoccoli, ballerine, décolleté, sandali e stivali, piedi nudi – non sono la sola – macchie di un giorno come un altro. Si sfiorano veloci, evitandosi l’odore, fosse mai una malattia. Un terso grigio cala sulla notte il suo sipario che si riapre per dare spazio all’incerto ingresso della luce del mattino. Sono le sei e venti di un 29 luglio, data infausta, secondo alcuni. La città è tranquilla, io ho già fatto colazione. Poi è successo qualcosa. Sono caduta, faccia al suolo, “il treno Altra Velocità 197quattro1quattroquattroquattro in partenza per Pami…” non la tua voce, almeno… Decine di corpi muovono arti, avanti e indietro, una dolce cantilena. La stazione dei treni è un circo a quest’ora della mattina. L’ho sempre pensato. Un bastone, ancora una volta. Forse sto perdendo i sensi.

Polvere di me. Mi sgretolo nell’incertezza di un mare di voci, tante, un concerto mai ascoltato. Scurovestiti che si affannano, mani si stringono vigorose, occhi seri, guardano tutti dalla stessa parte. È un funerale. La voce di un parroco, mi pare quasi di conoscerla, si parla di me. Cravatte, elisir di benessere d’annata, una musica triste si leva, sollevando tutti da un peso. Parla il sindaco – una morte tragica ma la città è sicura, si tratta di un caso isolato – Andrea sarà il nostro angelo – sussurra, tenendo a debita distanza le orecchie del parroco, qualche progressista d’occasione.
Sono uno dei vostri “mai più”..Continue reading