Numero 24

L’ultima volta

Mara Abbafati

Ancora un po' più in alto - Nicola Lonzi
“Ancora un po’ più in alto” di Nicola Lonzi

Era l’8 aprile, solo un paio di settimane e avrebbe compiuto sedici anni, quel venerdì mattina aveva deciso di farsi un regalo. Non era andato a scuola, e rientrò che ormai l’ora di pranzo era passata da un bel po’. Aprì e richiuse la porta con cautela per non farsi sentire, ma appena imboccò le scale di corsa, sua madre dalla cucina lo chiamò urlando. Finse di non sentire e si infilò sotto la doccia. Mancava poco, il ragazzo che veniva a fargli lezione di basso stava per arrivare e lo avrebbe salvato per altre due ore. Non se la sentiva proprio di affrontare i genitori, immaginava il casino che avrebbero fatto vedendo il piercing. Quel giorno suonò proprio bene, una specie di sensazione che sarebbe stata l’ultima volta gli tirò fuori qualcosa di diverso dal solito.

A cena nessuno parlava, avevano tutti la gola bruciata a furia di urlare che era stato un incosciente a farsi fare quel buco in faccia, che era minorenne, che non sarebbe più uscito la sera, che il basso se lo poteva dimenticare. Perfino sua sorella era un po’ risentita perché l’intenzione di farsi il piercing non l’aveva confessata nemmeno a lei…Continue reading


Feuilleton Il passaggio in macchina – parte tredicesima

di Alessandro Xenos

Episodi precedenti

“Choices” dalla serie “Shadows Inside” di Roberto Pireddu

Tornarono a sedersi sul divano in attesa della sentenza, con la testa bassa e lo sguardo fisso di chi cerca una soluzione per espiare le proprie colpe. Essersi introdotti in casa di uno spacciatore ficcando il naso negli affari di un boss era di per sé un fatto assai grave, ma aver compromesso la relazione tra Sebastian e Ruben rischiava di mettere in pericolo la vita di tutti loro, Claire compresa. Nessun dilemma del prigioniero, nessuna via d’uscita, per Adrien il rintocco della tragedia avrebbe scandito inesorabilmente il suo futuro, come un prigioniero prossimo alla pena capitale. Ogni rumore lo faceva letteralmente trasalire e sentì di perdere i sensi quando una motocicletta passò nella strada a fianco. Estelle dal canto suo, pur rendendosi conto della gravità della situazione, non poteva fare a meno di riflettere a un modo per tirarsene fuori. D’istinto si sarebbe gettata hic et nunc in un moto di ribellione lanciando il primo oggetto a portata di mano, ma vedendo l’ansia di Adrien crescere di secondo in secondo si calmò e prese la sua mano per rassicurarlo. Rimasero in silenzio qualche minuto, cercando di darsi forza l’un l’altro, ognuno immerso nei propri pensieri.

Jérôme stava seduto di fronte a loro, con un piede appoggiato sul tavolino di vetro e una sigaretta in mano. Il suo volto si era trasformato, il sorriso gentile che li aveva accolti qualche minuto prima aveva preso la forma di un ghigno arido di sfida, solo il suo sguardo vuoto e indecifrabile era rimasto immutato, come se avesse semplicemente cambiato maschera…Continue reading


Grappoli d’uva

di Donatello Cirone

“Occhi d’Oriente” di Andrea Bondini

Lontano dalla piazza, dal municipio e dal ventre gonfio della sindaca, una donna, che prima era stata una ragazza, ricordava quando, anni addietro, il cane di Gianni, suo fratello, morì impiccato con la sua stessa corda. Ricordava le mattine passate nella vigna del nonno e come  la luce attraversava i grappoli d’uva e  come quegli stessi raggi si frangevano sulle sue mani bianche, delicate. Ricordava le sue gambe lisce e come  i muscoli restavano aggrappati alle sue ossa forti. Quella donna ricordava e lo avrebbe fatto per tutta la giornata, poi sarebbe ritornata a casa e si sarebbe addormentata come tutte le sere, mano nella mano della sua compagna, serenamente, accennando un lieve sorriso un attimo prima del sopraggiungere del sonno.

Da una finestra che dava sulla piazza, Gaetano, il figlio dell’assessore alle pari opportunità,  vomitava il sushi vegano, ipocalorico e senza estrogeni del giorno prima. Gli occhi di Maria brillavano come spilli lucenti custoditi nel becco di una gazza in cerca di nido. Tiziano, chino, si inumidiva le labbra, si passava la mano destra fra i capelli oleosi e sporchi, digrignava i denti, mugolava. Godeva.
La piazza era assolata, ferma, irrimediabilmente compromessa dal gusto NewBaroccAge della giunta precedente. Una piazza brutta, pavimentata da sampietrini scheggiati ospitava monumenti sgraziati. Sulla sua pavimentazione passeggiavano persone che…Continue reading


Pareti

di Giampaolo Giudice

 

Riquet di Philippe J
“Riquet” di Philippe J

 

Insomma; ci sono queste pareti alte, scrostate e tutte coperte di foglie colorate e ramoscelli ritorti; alcuni secchi, altri coperti di verdame vario e rampicante. Le ampie crepe lungo la murata, di tanto in tanto, si stringono in un abbraccio di calce e spogliano la parete dall’intonaco, lasciando intravedere i mattoni nella nudità svelata del loro rosso polveroso e logoro.

Roba che fa sentire al sicuro. Le pareti ed i muri alti, dico. Sul serio. Mica come stare nel prato fra la camera e la murata. Assolutamente no. Lì ci sono le grida, è laggiù che vanno a morire i sogni. Dicono sia un posto infestato, ed io gli credo, per me hanno ragione.

Ma tu non mi credi, lo so, e a me non importa.

Hai idea di che diavolo di casino fa un sogno quando va a morire? No, tu non riesci a sentirlo; nessuno sente i propri quando muoiono. E sai perché? Lo sai? Perché sei già di spalle, perché hai le spalle voltate, ecco perché.

I sogni restano in vita solo finché li guardi negli occhi, finché possono guardarti l’anima a loro volta. Come tutto ciò che esiste finché ci credi….Continue reading


se deve essere anche questo

di Riccardo Socci

MA | RE #16 di Roberto Pireddu
“MA | RE #16” di Roberto Pireddu

Se deve essere anche questo
sovrapporsi di respiri, le gambe
divaricate e poi
tornare ciascuno
nel proprio cervello.
Se deve essere questa corsa
cieca degli atomi
che si guastano
le orbite a vicenda
senza toccarsi, oppure
le collisioni
dei nostri corpi roccia, questo esplodere
e sentirsi bene comunque.
E dopo…Continue reading

 


L’aperitivo

di Jack Leone

 

“L’orizzonte” di Andrea Bondini

-Am.

Tutto quello che mi serve nella vita finisce in –am. Tutto quello che chiedo alla vita deve finire in – am. Alprazolam, bromazepam, clonazepam, lorazepam, oxazepam e diazepam.

-Am è la molecola che più preferisco.

C’è chi sgrana gli occhi appena la invochi, chi timidamente abbassa lo sguardo. Tana! Chi s’innervosisce e chi, per l’appunto, si ricorda dell’ora della pillola. Chi si incazza, chi ha scoperto un nuovo compagno di passione e di travaglio, per molti l’unico “migliore amico”. Pronunci quella sillaba e c’è chi ti capisce, chi ti sfinisce.

Con il tovagliolo mi pulisco la bocca. Chiedo educatamente scusa, mi alzo per andare un attimo alla toilette. Frugo nelle tasche del pantalone. Niente. Guardo nel taschino interno alla giacca scamosciata ed eccola. Al tatto mi rassicuro, mi rilasso. Espiro. Provo un senso di pace. Ora mi faccio. È stato il flacone che si è nascosto dietro al portafogli, contenente solo una banconota da dieci euro ed un santino della Santa Vergine. In un giorno qualsiasi del passato di cui non ricordi assolutamente alcun dettaglio, qualcuno te lo aveva messo in mano. Non hai mai più osato buttarlo via. Scaramanzia, ti sei detto. Non si sa mai. Ed è proprio così che hai iniziato a credere. A cosa, ancora non lo hai definito…Continue reading


Uno spocchioso racconto

Andrea Borgognoni

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“Haight & Ashbury” dalla serie “On The Road” di Bartolomeo Pampaloni

Il sangue scendeva lungo le nocche e poi cadeva a terra, nero, scuro, come la notte. Ero sbronzo e lo sapevo. Diedi un altro pugno al muro. Uno di quei vecchi muri di sassi e calcestruzzo, poi iniziai a piangere, mi inginocchiai. “Cosa diavolo fai ragazzo?” sentii una voce dietro di me. “Ragazzo mi senti?! ». Ragazzo, pensai, vado per i ventuno e mi chiama ragazzo. Forse lo ero, ma non mi sentivo tale. Mi picchiettò sulla spalla, fui sul punto di colpirlo con un destro, ma voltandomi vidi le sue rughe, i due cespugli bianchi sopra gli occhi spenti, quei radi capelli e quel cappello lacerato di un blu sbiadito da marinaio. Per evitare l’impatto con il suo zigomo, cercai di virare il pugno, e cosi facendo finii di nuovo a terra.. Sembravo più ubriaco di quello che ero. una grossa risata fece eco tra i vicoli. “Coraggio alzati, vieni…ti aiuto” “Ci riesco, stia fermo” mi appoggiai al muro e provai ad alzarmi. “Andiamo ti offro un bicchiere al bar qui all’angolo”. Facevo fatica a seguirlo, era arzillo per la sua età e molto sveglio. Si sedette nell’angolo più buio del locale, su un vecchio tavolino di noce, con al centro una candela. la fiammella lottava contro le cascate di cera ormai solide che la sovrastavano. Rimasi a guardarla forse per alcuni minuti forse più. La mia mente vagava, il fuoco, il sole, la luna, l’universo, la vita, la morte, non eravamo altro che polvere, misera polvere. Sentivo parlare in sottofondo, dovevano credere che fossi matto. “Era in ginocchio… no, no, qua fuori… ordinate?… Non… Cristo Santo…” Mi sentivo leggero, vidi la fiamma sempre più vicina, poi due braccia mi afferrarono. …Continue reading