Numero 45

Morgengabe

di Sonia Aggio

“Fino a togliere peso” di Ilaria Cerutti

Un filo di foschia si alza dai campi, i contadini tornano con le zappe sulle spalle, cantando le loro canzoni. Masane sente l’aria fresca dei boschi sul viso. Walprand è fermo sulla soglia, rivolto verso l’interno. Lei lo guarda e nota sulla sua faccia un riflesso dorato che diventa sempre più largo e intenso. Dalla casa escono quattro uomini e una serva che regge una lanterna. Il primo uomo consegna un rotolo a Walprand. Gli altri tre osservano lo scambio. Masane nota che la luce ondeggia: le braccia della serva tremano.
— Moglie — dice Walprand, prendendole la mano — questo è il mio dono del mattino. Leggete il testo davanti a questi uomini: ci saranno testimoni. Domani, alle prime luci, le disposizioni avranno effetto.
Masane prende il rotolo.
Memoratorio che faccio io Walprand. A te, mia amatissima moglie Masane, come morganicaput, un mantello di dieci solidi, orecchini per venti solidi, un cavallo addestrato per settanta solidi, e per duecento solidi la casa di Farra; e il giorno dopo il morganicaput quattro fra servi e ancelleContinue reading


L’orso bruno

di Eva Luna Mascolino

“Brown bear” di Free-Photos

Una decina di anni fa mi imbattei in un uomo che credeva di vivere con un orso bruno.
Secondo la sua convinzione, il cucciolo di grizzly gli era apparso dinnanzi dopo l’ultimo trasloco: con il trascorrere dei giorni si era affezionato alla nuova casa, così vicina alla stazione dei treni e aveva fatto dell’appartamento di quel tale la propria dimora fissa.
L’orso non era granché di compagnia, perché pigro e taciturno, ma c’erano volte in cui andava a prendere una birra in frigo e si sdraiava vicino all’amico bipede mentre questo seguiva una partita di football; c’erano anche notti in cui l’orso soffriva d’insonnia e brontolava gravemente per ore, alzandosi e ricoricandosi sul divano del soggiorno a intervalli press’a poco regolari e causando al vecchio sofà a tre posti sofferenze sempre maggiori.
Comunque, la vita del padrone di casa, Hiroshi Hasegawa, non era stata particolarmente sconvolta dall’arrivo del grizzly, dato che quest’ultimo…Continue reading


By This River

di Giampaolo Giudice 

“Iceland #1” di Saverio Photo

“Here we are, stuck by this river”

La brillante presunzione di sentirsi parte di qualcosa di unico, impareggiato ed impareggiabile dell’amore dei vent’anni, con quel retrogusto agrodolce di grossolana dipendenza. Quella sciocca presunzione dei vent’anni; quando sei rivoluzionario per natura, quando ti senti unico e speciale insieme ad un altro essere unico e speciale come te. Sembra un incontro miracoloso, fortunato ed irripetibile, prima che l’amore cominci a cambiare forma come luce di candela, come fiamma.
In fondo è fuoco, ed il fuoco non ha mai lo stesso contorno.
Coì il bisogno dio vicinanza, sentirsi completi muta forma e diventa altro. Diventa pazienza, rispetto ed accoglienza. Diventa calore e condivisione.
Col passare del tempo – e degli amori- alcune novità recidive perdono la cromatura, svelandosi per quello che sono: copie. Repliche fedeli, certo, ma mai originali.
Repliche fedeli ma mai originali. Certo che sarebbe bello conservare tuta quella poesia, la magia delle prime volte…Continue reading


La spesa

Clelia Attanasio

“Shopping” di Alexas_Fotos

Ogni lunedì vado al supermercato a fare la spesa. Latte, pane, pasta, yogurt, frutta e petto di pollo, poi se a lei viene in mente qualche altra cosa da comprare mi chiama mentre sono ancora tra gli scaffali e mi dice cosa aggiungere. Arrivo alla cassa sempre una mezz’ora dopo essere entrato, pago circa venti euro ogni lunedì, ringrazio la cassiera che è sempre la stessa tutti i lunedì, poi esco e me ne torno a casa.

Il martedì invece va lei a fare la spesa. Carne rossa, biscotti, verdura da bollire, formaggio e prosciutto. Se poi ti venisse voglia di qualcosa chiamami subito, dice lei mentre apre la porta per andarsene. E io ogni martedì le dico che va bene. Lei va, compra quello che deve comprare e la mia telefonata non arriva mai, io chiamo il giovedì. Paga la cassiera, sempre la stessa il martedì, sorride e se ne va. Ci mette quindici minuti esatti a tornare con le buste della spesa a casa…Continue reading


Scie chimiche

di Fiorella Malchiodi Albedi

“Piccolo Sud #74” Emiliano Cribari

 

La sensazione di aspettativa fiduciosa si propagò nel paese di Borgoameno una mattina molto presto, quando ancora tutti dormivano, e prese a diffondersi tra i vicoli e su per le scale delle case e nelle stanze, come l’aroma dei fiori d’arancio la mattina di Pasqua quando le donne sfornano la pastiera. Tutti la percepirono al risveglio. I più l’accolsero senza riconoscerne il carattere insolito, imputandola a quelle strane combinazioni che capitano a volte nella mente umana, per cui un giorno, senza che nulla sia cambiato nella tua vita triste e noiosa, all’improvviso ti coglie un irragionevole ottimismo e volgi uno sguardo confidente verso la vita che verrà. Altri invece ne riconobbero la peculiarità, considerandola al di fuori delle normali oscillazioni dell’umore e la coltivarono in segreto come un dono prezioso…Continue reading


Vivere non è il Sudamerica

di Nicola Griffante

“Argentine tango” di Bernard Verougstraete

Frequentare il primo anno di fisica in una fluttuazione di risultati tendenti allo scarso, immerso nell’ocra sbiadito ospedale delle aule del politecnico di una città aliena, a un preciso numero di chilometri a nord rispetto alla spiaggia davanti a casa, casa mia – il numero è preciso e misurabile ma preferisco ignorarlo per una sorta di protezione dall’autolesionismo che queste consapevolezze si portano dietro – non era di certo la situazione più divertente in cui mi fossi trovato, scrisse.

Immaginavo che prodromi del genere non avrebbero tardato a riassumersi in due parole talmente abusate da perdere quasi di significato: Fuori. Corso.

Non che mi aspettassi tanto di meglio. Fisica era la mia seconda scelta dopo lettere moderne. E mio padre…

Le poche persone che avevo conosciuto in università non appartenevano di certo alla categoria dei festaioli, come del resto non vi appartenevo io; il mio latitare negli studi era dovuto…Continue reading


L’Alieno

di Fabio Cardetta

@Alessandro Villanucci

Trovare una corda era stato difficile.
Così infine aveva optato per un foulard.

Il cotone grigio presentava delle escrescenze ricamate che avrebbero probabilmente accelerato il processo di stritolamento. In quel momento, gli riapparve la danza macabra di un boa dell’Amazzonia che aveva visto in un documentario americano.
La stanza era buia, con la finestra tappata dalle due ali di tenda, che lasciavano intravedere una fessura luminosa.

“Quarant’anni… sono anche tanti in realtà…”

Ci aveva pensato spesso negli ultimi mesi e si era rappresentato in mente tutti i modi possibili in cui si sarebbe potuta compiere l’opera finale. Aveva riguardato alcune decine di foto conservate nel cassetto ricolmo di cartacce e resti di tabacco. Poi un’ultima occhiata alla foto della madre, nel portafoglio.

Una vocina sottile gli sussurrava:

“Vuoi farlo davvero?”

Lui le aveva risposto, imponente…Continue reading


Cuscino nuziale

di Giuseppe Caretta

“Retro” di Artsy Bee

Teresa è la zia che ogni nipote non vorrebbe mai avere per madre. Teresa è la donna più apprensiva che conosca. Teresa è la nuora di mia madre nonché la cognata di mia sorella.

La conobbi ventisette anni fa, alla fermata dell’autobus che doveva condurmi in stazione. Era molto bella, a quel tempo. Aveva delle eccentriche scarpette di pelle con le punte scamosciate, il soprabito lungo fino ai polpacci, una bombetta in testa, i capelli colorati di rosso. Teresa era uscita a quell’ora del mattino per andare a sbrigare delle commissioni per conto di una sua cliente. Trafficava in abiti di sartoria. Aveva un’eccellente casa in stile retrò che s’era ammobiliata spaccandosi la schiena ogni giorno sin da quando era diventata maggiorenne. Ciononostante, Teresa era destinata ad una vita di pacati lavoretti domestici, con i quali ha avuto il merito di riempire la sua vita e la mia di assolute inutilità.

L’avvicinai con la scusa di conversare circa il perenne ritardo dei mezzi pubblici. Un pretesto ordinario. Era così che a quel tempo mi divertivo ad abbordare le donne che non conoscevo. Quando le chiesi se l’autobus trentaquattro fosse già passato, lei mi squadrò con aria scettica…Continue reading


La ragnatela

 di Luca Tosi

“Gli orti del tempo #2” di Nicola Lonzi

«Vorrei andar via, a lavorare da un’altra parte, un posto qualunque. Non ce la faccio più a stare coi miei. La domenica mattina mi chiedono ancora se vado a messa con loro. Basta, sono al limite. Se non parto adesso, non parto più».

Carlo ingoia un sorso di birra e aspetta che qualcuno parli. Accendo una sigaretta per guadagnare tempo.

«Io devo ancora laurearmi», dice il Mister, e se ne tira fuori.

«Ci vogliono le palle», dico. «È che ci siamo impantanati».

Carlo mi guarda deluso. Un altro sorso di birra. Si gratta la barba sotto il mento.

«Non dico di partire a cazzo. Troviamo un lavoro… Male che vada si torna a casa, non è la morte di nessuno. Mi dà fastidio essere in pari, fare le cose perché le fanno tutti. Non abbiamo mai perso un anno…».

Il Mister gli passa la canna…Continue reading


Io, Messradona

di Mattia Rutilensi  

“Football” di Flooy

DOMENICA

“Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?”. Giancarlo non era il tipo da porsi grandi interrogativi sull’esistenza, era suo fratello l’intellettuale. Lui invece dopo la scuola era andato a lavorare, l’ultimo libro lo aveva aperto per l’esame di maturità e poi aveva detto addio a quelle pagine piene di lettere e alle domande che ne potevano venir fuori. Eppure quella domenica mattina, guardandosi allo specchio, si chiedeva proprio: “Chi sono io?”. Sentiva una gran confusione in testa, non riusciva a dare un’identità al suo volto riflesso. Sapeva che non apparteneva ad un’altra persona, era sempre lui, ma “lui” chi era? Il nucleo della sua identità gli sfuggiva. Cercò di concentrarsi, di ricordare cosa aveva fatto il giorno prima, ma non gli venne in mente niente. Non si ricordò che nel sabato appena passato era andato allo stadio, a vedere una partita fondamentale per la sua squadra. Infatti l’Interlan, per cui Giancarlo tifava, quel giorno aveva sfidato il Minter in un derby che doveva decidere le sorti del campionato. Giancarlo era un tifoso che definire appassionato è dire poco: conosceva a memoria le formazioni della sua squadra degli ultimi vent’anni…Continue reading



Share