Numero 35

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Stanza 193  “LETE”

di Giampaolo Giudice

 

“Photographer” di Ilaria Cerutti

Non ricordo occhi. Vorrei ricordare di più. Un vestito a fiori, una gonna lunga, agosto di polvere nei campi.
Non riesco a vedere molto da qui. Per questo vorrei almeno ricordare.
Non riesco a vedere molto. Nella città in inverno, fuori dalla finestra. Aspettavo che tornassi.
Non lo facevi mai.
Nella città in inverno. Non c’è ombra se è bianco su bianco. Nessuno può notare un fantasma in piena luce.
Non vedo bene da qui, faccio fatica a respirare, faccio fatica a comportarmi in modo logico quando sono agitato. Non passa giorno che non ti pensi, eppure non riesco a ricordarti.
Non ricordo occhi, né odori, né le tue mani; vorrei ricordare di più.
Non riesco a vedere molto da dove sono ora. Eppure ci sono state, ne sono certo, notti d’agosto e strade lunghe alla ricerca del punto esatto in cui cominciava la felicità…Continue reading


Onestà intellettuale  –  Parte seconda

di Ferdinando Morabito

Episodi precedenti

 

“Fichi d’India” di Domenico Giovanni Della Rocca

“Dobbiamo liberarcene, ci stanno fottendo. Siamo due idioti, solo ammazzandolo possiamo davvero sparire senza lasciare tracce”, disse qualcuno poco distante. Un brivido percorse Eduard, che per la prima volta ebbe idea della gravità della situazione. In particolare, si rese conto di una verità lampante: era totalmente in balìa di chi lo aveva rapito.

“Aspetta, aspetta, ragioniamo!”, disse un’altra voce in risposta a quella che sembrava una sentenza di morte espressa dal primo rapitore. Eduard restava in ascolto, in attesa di qualcosa che nemmeno lui sapeva definire con chiarezza.

Dei passi risuonarono, secchi, decisi, nel corridoio. Comparvero due uomini incappucciati, entrambi con in mano una pistola. I due fissarono per qualche istante il loro prigioniero, respirando affannosamente; uno dei due poi scosse il capo e se ne andò da dove era venuto. Il rapitore rimasto al cospetto di Eduard distolse lo sguardo dal sequestrato, si grattò nervosamente il capo e sembrò immergersi immediatamente in un mare di pensieri. Il silenzio che li avvolgeva era gravido di incertezza. Quando questi parlò, Eduard riconobbe la voce di colui che aveva messo in discussione l’idea di ucciderlo….Continue reading


A una passante

di Eva Luna Mascolino

 

“Riflessi” di Francesca Ligios

Cameriere? Dell’altro rum, per favore.
Questo è il quarto bicchiere, signore.
E con questo? Sei pagato per servirmi, damerino, non fare tante storie.
Sissignore, subito signore.

Bene, cominciamo ad esserci. Ma tu guarda, nemmeno un po’ di rispetto per l’ars poetica e per chi si sforza di farla sopravvivere lasciandosi ispirare dall’ebbrezza.
Maledetta ignoranza! Dove arriveremo? Cosa ne sarà della cultura, quando anche noi verremo censurati, quando il Novecento spalancherà le porte al progresso, al positivismo, alla pura e fredda tecnologia, alienante nemica dell’arte?

Il vostro rum, signore.
Grazie, ragazzo.

Il giovane in giacca e pantaloni bianchi fa per allontanarsi.

Ehi, tu!
Mi avete chiamato, signore?
Sì, mi chiedevo… Hai un pezzo di carta da portarmi al tavolo?
Un pezzo di carta?
Sì, carta. Quel materiale bianco e liscio che non serve solo per asciugarti il naso, ma anche per scriverci sopra qualcosa…Continue reading


Feuilleton Il francese inesistente – Parte quarta

di Fabio Cardetta

Episodi precedenti

“In the swamps #4” di Bartolomeo Pampaloni

Timothy alla fin dei conti non ci aveva provato. Non aveva detto nemmeno granché riguardo al francese. Si era limitato a far accomodare il suo ospite in un salotto più borghese che mai, pervaso dall’odore di salse piccanti e tempestato di riproduzioni di Picasso, tappeti mostruosi, mobili antichi e ninnoli asiatici di qualsiasi genere.

Aveva acceso la tv per mostrare all’ospite la replica del suo telegiornale per stranieri ‘News from Slovakia’, reperibile su un remoto canale digitale, che ogni giorno l’americano conduceva impostato, elencando il nulla. Aprendo una porta, aveva poi mostrato la bruttissima moglie con simili sopracciglia, stipata in cucina a preparare un pranzo a base di panini, crema di arachidi e insalata. La donna aveva risposto al saluto di Tub con un ‘Salve’ molto artificiale, quasi da clown. Poi Timothy aveva richiuso la porta, aveva fatto accomodare l’omone e s’era seduto, guardando con occhi dolci il suo ospite….Continue reading


Di madri e tigri (o di madri tigre)

di Giada Tommei

 

“Vita” di Andrea Bondini

Non è possibile, porca miseria!

Che cosa?

La vedi questa mano? Leggermente ossuta, con le dita un po’ torte dal troppo schioccarle? Ecco, a momenti mentre guido mi sembra di vedere la sua. Ma non è sua eh! È la mia, di mano.

Forse è solo una tua impressione.

Forse, ma l’altro giorno quando alle poste mi sono arrabbiata con quel signore che mi era passato avanti, mi sono gelata. Mi sembrava di essere lei e io piccola accanto che la guardavo, vergognandomi un po’ per la sua impudenza.

Secondo me sei solo stanca.

E quando cucino, poiContinue reading


Non andar via, non dire addio

di Ferruccio Mazzanti

 

“E adesso è ora che io vada” di Nicola Lonzi

Vecchi porti dissolti,

spediti di getto

che il mare non renderà indietro

anche se tra i resti trovati

nella baia,

ricordi?,

hai detto che erano come

una stagione marcia e illuminata.

Girovagando poi

hai sentito i cani cantare…Continue reading


Prima della notte un sorriso

di Donatello Cirone

 

“Studies about myself #1” di Germana Stella

Sale da un fondo scuro e si frange sul viso,

è uno schianto.

Una nuvola che si ferma, intrappolata su di una tela nascosta.

Corre a gonfiare le labbra, a inumidirle, ad allargarle,

gli occhi si appuntiscono come lance.

 

Immobili. Restiamo immobili.

 

Le dita, invece, corrono come ballerine russe nate senza voglie.

Si agitano i suoi pensieri come cavalli pigri

sotto le sferzate di fantini violenti…Continue reading

 

 

 
 


Pesche amare

di Martina Pastori

 

“Piccolo Sud #51” di Emiliano Cribari

Ti ricordi quell’estate

le tue guance un po’ salate

e l’odore blu del mare

quelle pesche troppo amare

ti ricordi che nel buio

tu mi sussurravi io muoio

muoio se non posso averti

muoio se non posso amarti

 

E quel letto…Continue reading


Saremo liberi d’amarci

di Matteo Nicoli

 

“Nam-sai-kum #1” di Filippo Menichetti

I

Saremo liberi d’amarci allora,

Vòlti a noi soli quegli sguardi acerbi.

E l’agognante spirto che divora

I giorni miei ancora intatto serbi

L’ardor dei mortali: onde lungi

L’amor cortese che il cuor mi seduce.

Invano m’affanno, come non giungi?

 

Infranta scala che a beltà conduce,

Cercavo in te le parvenze beate

Dei poeti della prima luce….Continue reading


 

 

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