Numero 22

Tanti casti baci

di Donatello Cirone

Attimi di Lina Liebe

I primi giorni di maggio erano arrivati  insolitamente freddi e piovosi, la stazione era avvolta dall’umidità e dal silenzio, interrotto solamente dal latrare infreddolito di qualche cristo sopravvissuto all’inverno. Al binario 7 Yion dormiva raggomitolato sotto un paio di cartoni. Non tutti riuscivano a scansarlo, c’era chi, ricordando i tempi passati nella squadra di atletica lo saltava e librandosi nell’aria urlava: “Libertà“.
Al binario 5 Anna piangeva la figlia morta due giorni prima di freddo, a singhiozzi e a bassa voce ripeteva: ”Non si muore di maggio. Non si muore di notte. Non si muore al binario 5“..
Fuori dalla stazione in Via Retto, alla fermata del 33, Rosa e Vincenzino urlavano, si davano baci a schiocco, si leccavano come se si dovessero lavare il viso a vicenda, lei gli infilava le mani sotto la camicia, lui si avvinghiava al suo corpo, la strattonava, la stringeva..Continue reading

 
 
 


Feuilleton Il passaggio in macchina – parte undicesima

di Alessandro Xenos

Episodi precedenti

Beyond reason di Roberto Pireddu
Beyond Reason di Roberto Pireddu

L’orologio segnava le 20 e 10 quando ricevette il messaggio di conferma. « È lui ». In quell’istante una piccola insignificante nuvola coprì la lenta discesa del sole distraendo Estelle dai suoi pensieri e come un neo che magnifica la bellezza di un viso, la spinse a contemplare la limpidezza del cielo. Un’immagine ordinaria e pertanto infinitamente mutabile che solamente un dettaglio permette di rivalutare attraverso un nuovo sguardo. Ecco la direzione verso la quale dirigere le sue ricerche. Doveva capire cosa era cambiato nella sua relazione con Sebastian. L’abitudine aveva accecato il suo senso dell’osservazione e nessuna metodica costruzione investigativa le avrebbe permesso di rimediarvi. Iniziò a ripensare alle settimane precedenti, quando d’un colpo una mano toccò la sua spalla.

– Adrien! Accidenti a te, mi hai spaventato!
– Sapevo che ti avrei trovato qui, il tuo posto per riflettere. (risatina) Solo una matta come te può venire in un parco pieno zeppo di gente per trovare la concentrazione. Ho dovuto scansare almeno due palloni, un frisbee e qualche cane per raggiungerti. Puoi guardarmi sotto le scarpe e dirmi se..Continue reading


Le muet

di Gianmarco Blasi

Il pugile in palestra di Nino Crociani

Potenza, secondo dopoguerra. Un lucano soprannominato il biondo, da poco sposato, ha bisogno di portare il pane a casa. Emigra. Lascia la sua terra, con sua moglie, va a lavorare a casa del vecchio nemico: la Francia. Tra le cose che in valigia non ci stanno: l’olio d’oliva, la pasta di casa e, soprattutto, la nobile arte. Il pugilato. Sì, il nostro biondo è un pugile, un ottimo pugile, uno dei primi potentini ad inforcare i guantoni. Deve dire basta, sul più bello, c’è la famiglia da campare. Deve dire basta, ad un passo dal sogno, dal professionismo. Tutti quegli incontri, i pugni presi, i compagni. Deve salutare, il suo maestro, la sua Potenza, il suo amico, grande campione  Rocco Mazzola. C’è la Francia. Burro per cucinare, aringhe, baguette. Una soffitta spartana, dove vivere. Il ferro da martellare. I soldi, la moglie e chi lo sa, un figlio. Ma un pugile è un pugile, lo è per natura primordiale. Il biondo va in cerca di una palestra dove tirare di boxe. La trova a Lilla.
Non è per presunzione. Non ce n’era uno alla mia altezza pugilistica. Tutti bravi ragazzi, anche se nelle prime settimane mi guardavano in cagnesco. Quasi mi rifiutavano. Poi divenni pian piano una specie di assistente di Monsieur Philippe, il loro maestro…”Continue reading

 
 
 


Tabula rasa

di Mara Abbafati

Aracne di Andrea Bondini

Suo padre scese le scale per andare in cantina, era buio, armeggiò sulla serratura per infilare la chiave e quando finalmente riuscì ad aprire la porta fu colpito in faccia da un tanfo asfissiante. Tossì e sputò a terra un rigurgito acido che gli era risalito dalla bocca dello stomaco vuoto. Quando toccò l’interruttore la luce emise un lampo. Si era fulminata.

– Papà, non me lo voglio portare il secchiello» gridò Leo dalla cima delle rampa di scale.
– Ma ti piaceva tanto.
– Quando ero piccolo.
– Hai sette anni, sei ancora piccolo.

La cantina puzzava di muffa e di topi morti, avrebbe preferito non doverci entrare ma le cose del mare in casa non ci stavano. Leo faceva sempre i compiti sul tavolo della cucina perché nella sua cameretta non c’era spazio nemmeno per la scrivania..Continue reading

 
 


Madre tu che m’inchiodi

di Giuseppe Semeraro

MA | RE #17 di Roberto Pireddu¹
MA | RE #17 di Roberto Pireddu

madre tu che m’inchiodi

a quest’asse gelido

e nel mio cuore

cerchi una strana resa,

l’indulgenza del bene,

non immolarmi alle prediche

alle coperte del corpo

lasciami il panorama del dolore

il belvedere del rischio..Continue reading


Le ultime cispe di marzo

di Riccardo Socci

 

Joyeux anniversaire di Nicola Lonzi, per gentile concessione di Marta Rossi.
Joyeux anniversaire di Nicola Lonzi, per gentile concessione di Marta Rossi.

Le ultime cispe di marzo

te le sfilo con cura

dagli occhi, come virgole di troppo.

 

Dai fossi i lombrichi

in silenzio riprendono l’ascesa,

sotto cespugli rattrappiti

e un pigolio di elettrodotti.

Ci pesa al collo questo tartagliare..Continue reading